Folla e commozione, fuori della Basilica di Santa Maria degli Angeli, a Roma, per i funerali di Sinisa Mihajlovic, l'allenatore ed ex bomber serbo deceduto venerdì dopo una lotta di due anni e mezzo contro la leucemia mieloide acuta.
Molte le corone di fiori poste davanti alla chiesa, tra cui quelle delle squadre in cui l'ex campione serbo ha militato - Sampdoria, Bologna, Milan, Lazio e Roma - oltre che quelle fatte arrivare dagli 'Ultras Lazio', dalla 'Famiglia Inzaghi', dalla 'Fifa' e dalla 'Uefa'. Fuori dalla Basilica è stato anche affisso uno striscione, 'Ciao Sinisa uno di noi'.
Il feretro, partito dal Campidoglio verso le 9.40 con la famiglia del calciatore al seguito, è stato accolto al suo arrivo in Piazza della Repubblica - che è stata in parte chiusa al traffico per consentire lo svolgimento della cerimonia - da un lungo applauso.
Alla cerimonia hanno preso parte personalità del calibro del Ministro dello Sport, Andrea Abodi, del Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, del Presidente della Figc, Gabriele Gravina, e del numero uno del Coni, Giovanni Malagò, oltre al tecnico della Nazionale Roberto Mancini, grande amico di Mihajlovic con cui militò nella Samp, così come Francesco Totti e molti altri calciatori che con lui hanno condiviso il cammino.
"Togliamo le pietre dal nostro cuore per vivere in pace con noi e gli altri", ha detto il Presidente della Cei e Arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi, aprendo la cerimonia funebre. Davanti alla malattia "non è mai a scappato. L'ha affrontata con coraggio, dandone anche ad altri. Lo ha fatto mostrando la fragilità dolce di un guerriero, che è tale perché sa rialzarsi o ci prova. La fragilità è una porta, non un muro", ha proseguito Zuppi durante l'omelia.
Il Cardinale ha quindi rivolto un pensiero anche ai famigliari dell'ex bomber: "Ci stringiamo intorno a loro e a chi è legato a lui. Sinisa voleva diventare vecchio con tanti nipoti, è stato uno capace di dare un'occasione a chi non l'aveva mai avuta e vorrei che oggi sentiate l'affetto della madre Chiesa. Proprio perché è una madre non si arrenderà mai al dolore dei suoi figli. È un saluto doloroso che ci lascia increduli".
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