Milano, narcotraffico e tifoserie: condannato a 18 anni e 8 mesi l'ex capo ultrà Luca Lucci

Il gup infligge pesanti pene a 23 imputati nel processo abbreviato sulle tre tonnellate di stupefacenti importate dalla Spagna. Lucci, noto come "belvaitalia", indicato come il vertice dell'organizzazione.

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Venerdì 03 Aprile 2026
Milano - 03 apr 2026 (Prima Notizia 24)

Il gup infligge pesanti pene a 23 imputati nel processo abbreviato sulle tre tonnellate di stupefacenti importate dalla Spagna. Lucci, noto come "belvaitalia", indicato come il vertice dell'organizzazione.

Nuova pesante condanna per Luca Lucci, l'ex leader della Curva Sud milanista già al centro delle recenti indagini sulle infiltrazioni criminali allo stadio Meazza.

La gup Giulia Masci ha inflitto all'ex capo ultrà una pena di 18 anni e 8 mesi di reclusione, riconoscendolo al vertice di una complessa organizzazione dedita al narcotraffico internazionale.

Secondo l'accusa, coordinata dai pm della Dda Leonardo Lesti e Rosario Ferracane, Lucci utilizzava lo pseudonimo "belvaitalia" per dirigere, insieme a soci albanesi, sistematiche importazioni di tonnellate di hashish e marijuana dalla Spagna e dal Marocco.

Lo stupefacente viaggiava a bordo di tir e furgoni, occultato tra bancali di frutta e altre merci destinate a confondere l'olfatto dei cani antidroga, per poi essere rivenduto capillarmente sulle piazze di Milano e dell'hinterland con un giro d'affari milionario.

L'indagine, che tra il giugno 2020 e il marzo 2021 ha documentato il movimento di tre tonnellate di hashish, oltre 250 chili di marijuana e 53 chili di cocaina, ha portato alla condanna di complessivi 23 imputati nel rito abbreviato.

Tra le pene più rilevanti spiccano i 13 anni e 6 mesi per Fatjon Gjonaj, stretto collaboratore di Lucci noto come "don bobi", i 10 anni e 2 mesi per Francesco Messina, alias "zio", e gli 8 anni e 10 mesi per Daniele Cataldo, altro esponente del mondo ultras milanista identificato nei messaggi criptati come "wolf".

Fondamentali per la ricostruzione del sistema sono state proprio le decriptazioni dei telefoni e le confessioni di diversi imputati, che hanno permesso di collegare i nickname utilizzati nelle chat sicure ai reali volti dei promotori e degli organizzatori del traffico.

Per Luca Lucci si tratta dell'ennesimo capitolo giudiziario dopo l'arresto avvenuto nel settembre 2024 nella maxi inchiesta sulle curve di San Siro, che aveva già portato alla luce l'esistenza di un patto tra le tifoserie organizzate di Inter e Milan per il controllo dei profitti legati allo stadio.

La sentenza odierna conferma la solidità dell'impianto accusatorio della Dda milanese, che descrive Lucci non solo come un leader carismatico del tifo, ma come una figura centrale in grado di gestire flussi enormi di droga e mantenere legami operativi con la criminalità straniera.

Nonostante la concessione delle attenuanti generiche per i reati legati alle droghe leggere ad alcuni imputati minori, la giudice ha accolto sostanzialmente le richieste della Procura, ribadendo la gravità della struttura criminale smantellata.


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