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  • Roma - Venerdì 28 Agosto 2026

Nepal e Tibet devestati dalle alluvioni: 538 vittime accertate e oltre 900 dispersi. Kathmandu ferma i soccorsi esteri

Mentre proseguono le ricerche al confine tra Nepal e Cina, l'Ue stanzia 2 milioni di euro. Arrivata a Kathmandu la task force della Farnesina per la verifica sui tre italiani non ancora rintracciati.

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Si aggrava drasticamente il bilancio della devastante alluvione lampo che ha travolto il distretto di Rasuwa e le aree circostanti al confine tra Nepal e regione autonoma del Tibet. Secondo i dati aggiornati dall'Autorità nazionale nepalese per la gestione dei disastri (Ndrrma), il conto delle vittime è salito a 538 morti, mentre le persone che risultano ancora disperse sono 977, tra le quali si contano 517 cittadini stranieri.

Nonostante la portata della tragedia e i numerosi appelli internazionali, il governo nepalese ha deciso per ora di non accettare squadre di soccorso inviate dall'estero. Il portavoce del ministero degli Esteri di Kathmandu, Lok Bahadur Chhetri, ha dichiarato che le forze di sicurezza e le agenzie di emergenza locali sono in grado di condurre autonomamente le operazioni sul terreno.

La decisione ha generato un intenso confronto diplomatico con diversi Paesi, tra cui la Corea del Sud, che ha registrato nove propri connazionali dispersi all'interno di una centrale idroelettrica nell'area del fiume Bhotekoshi dove circa 100 lavoratori risultano tuttora bloccati all'interno dei tunnel.

Nel frattempo a Kathmandu è giunta la task force dell'Unità di Crisi della Farnesina, affiancata da personale dell'Ambasciata d'Italia a New Delhi.

Inviata su indicazione del ministro degli Esteri Antonio Tajani per coordinare l'assistenza sul campo e raccogliere indicazioni sui tre cittadini italiani ancora dispersi, la delegazione opera in contatto permanente con le autorità nepalesi e raccomanda la massima cautela ai connazionali presenti nella regione, sollecitando la registrazione sull'app dedicata.

In risposta all'emergenza, l’Unione Europea ha disposto lo stanziamento immediato di 2 milioni di euro in aiuti umanitari dedicati a cibo, assistenza medica, acqua potabile e riparo per le popolazioni sfollate.

Sul versante cinese, le squadre di emergenza hanno raggiunto l'epicentro della violenta frana verificatasi nella contea di Gyirong, in Tibet, dopo una temporanea sospensione delle operazioni dovuta al rischio di esondazione di un lago di sbarramento formatosi lungo i corsi d'acqua. Le autorità di Pechino – dopo una riunione del Partito Comunista presieduta dal presidente Xi Jinping – hanno confermato la ripresa dei soccorsi via terra, aria e acqua e l'evacuazione di 555 turisti rimasti bloccati nella zona al confine.

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