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  • Roma - Mercoledì 26 Agosto 2026

Netanyahu: "Ho dei dubbi sulla possibilità di un accordo con i selvaggi iraniani"

Il premier israeliano rivela i dettagli dei colloqui con Washington sul dossier iraniano e parla del piano sventato contro il figlio Yair. Nel frattempo esplodono nuovi scontri a Gerusalemme Est e Beirut accusa l'Idf di "ecocidio".

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"Nutro dei dubbi sulla possibilità di raggiungere un accordo con quei selvaggi in Iran". Lo ha detto il premier israeliano Benyamyn Netanyahu in un discorso in ebraico tenuto a Gerusalemme e diffuso attraverso un filmato dall'ufficio della presidenza del consiglio.

Nel suo intervento, il primo ministro ha riferito di aver discusso con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, durante il loro incontro di luglio a Washington, tre possibili opzioni per la questione iraniana: la via diplomatica, l'azione militare e un deciso inasprimento dell'assedio verso Teheran.

"Gli ho detto che c'è una vecchia opzione. Certo, si può raggiungere un accordo. Un buon accordo, non abbiamo obiejzioni. Dubito che si possa raggiungere un accordo con quella banda laggiù, con quei selvaggi. Ve lo dico io: non si può raggiungere un accordo", ha affermato Netanyahu nel video.

Riferendo dei colloqui alla Casa Bianca, il premier ha specificato che la seconda opzione valutata è stata "un'azione militare", ricordando la prontezza di Israele a difendersi, per poi indicare nella terza via la scelta di "stringere l'assedio" all'Iran.

Commentando l'estensione delle sanzioni decise da Washington, il leader israeliano ha aggiunto che "quello che il presidente Trump ha fatto ieri è stato stringere l'assedio all'Iran, non stringendo l'assedio all'Iran in sé, ma stringendo l'assedio a coloro che aiutano quel regime, quella terribile dittatura. Questo è molto importante".

La linea dura della leadership israeliana incrocia le rivelazioni della stampa locale circa un presunto complotto ordito dall'intelligence di Teheran. Secondo quanto riportato da The Times of Israel su fonte dell'emittente statunitense Newsmax, l'intelligence di Tel Aviv avrebbe scoperto nel dicembre scorso un piano mirato a eliminare il figlio trentacinquenne del premier, Yair Netanyahu, individuando agenti operativi sul campo a Miami.

L'episodio segue le dichiarazioni rilasciate dallo stesso Netanyahu a Channel 14: "L'Iran ha preso di mira uno dei miei figli. L'Iran ha cercato di uccidere, di assassinare uno dei miei figli".

A seguito delle segnalazioni di sicurezza, Yair avrebbe lasciato d'urgenza la Florida per fare rientro in Israele.

Nel frattempo, la situazione sul campo registra nuovi episodi di violenza nel territorio di Gerusalemme Est. Fonti locali palestinesi riferiscono del ferimento di un ragazzo colpito da un proiettile alla spalla durante scontri con le forze di sicurezza israeliane nei pressi del campo profughi di Qalandia. Operazioni militari e raid dell'Idf vengono segnalati anche nel settore sud della Striscia di Gaza, nell'area di Khan Younis, con il bilancio di un morto e diversi feriti.

Sul fronte nord cresce il contenzioso con Beirut. Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha accusato Israele di perseguire una "politica della terra bruciata", condannando l'azione delle forze armate israeliane nel sud del Paese. Secondo il Consiglio nazionale per la ricerca scientifica libanese, l'attività militare avrebbe provocato la distruzione di 160 chilometri quadrati di vegetazione e terreni agricoli a causa dell'impiego di ordigni e droni incendiari.

Dal canto suo, l'esercito israeliano ha fatto sapere di essere "consapevole del potenziale impatto ambientale delle sue operazioni", precisando che le attività sul campo "vengono condotte adottando misure precauzionali per mitigare i danni ai civili e all'ambiente". Il ministro dell'Ambiente Tamara Elzein ha tuttavia condannato quello che definisce un "ecocidio", accusando le truppe di Tel Aviv di bruciare "deliberatamente" ampie sezioni di territorio.

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