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L'ombra degli anni di piombo sul caso Askatasuna.
L'ombra degli anni di piombo sul caso Askatasuna.
Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, traccia una linea di demarcazione netta tra il diritto alla manifestazione e la violenza sistematica, intervenendo con estrema decisione sul caso Askatasuna. Nel corso di un’intervista a Radio 24, il Guardasigilli non si è limitato a una condanna di rito, ma ha delineato una vera e propria strategia di difesa della democrazia liberale contro quello che definisce un "odio inestinguibile".
La proposta più dirompente del Ministro riguarda la revisione del sistema delle pene per i reati commessi durante le manifestazioni.
Nordio punta a superare l'inefficacia delle "pene sospese": l'obiettivo è trasformare alcuni reati minori in sanzioni pecuniarie da migliaia di euro.
L'idea di rivalersi sui genitori dei minori violenti mira a creare un deterrente sociale ed economico immediato, laddove il processo penale tradizionale risulta troppo lento o blando.
Il Ministro paragona questa necessità normativa a quanto fatto per il femminicidio e le occupazioni abusive: una risposta dello Stato a una "recrudescenza di fenomeni specifici".
Secondo Nordio, il fanatismo ideologico degli anni '70 è stato sostituito da una violenza fine a se stessa, ma non per questo meno pericolosa.
Le grandi infrastrutture sono diventate i bersagli simbolici di un attacco alla civiltà occidentale: sotto la lente del Ministero finiscono i cantieri della TAV e il progetto del Ponte sullo Stretto.
Il timore più grande espresso dal Guardasigilli riguarda i prossimi Giochi Olimpici. La necessità di una "repressione adeguata e severa" serve a blindare l'immagine e la sicurezza dell'Italia agli occhi del mondo.
Nordio, attingendo alla sua lunga esperienza in magistratura, richiama un fantasma del passato per giustificare il rigore odierno. La citazione dell'agente Antonio Annarumma — ucciso a Milano nel 1969 — serve a ricordare come la "tardività" legislativa dell'epoca fu l'incubatrice dei terrorismi di Prima Linea e delle Brigate Rosse.
"Naturalmente con equilibrio e proporzione, ma questa necessità è imposta dalla natura delle cose", ha concluso il Ministro, esortando la magistratura a muoversi in piena autonomia ma senza "alcuna indulgenza".
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