
- Prima Notizia 24
- Roma - Mercoledì 6 Maggio 2026
Papa Leone XIV: "La Chiesa ha il compito di denunciare il male e annunciare la pace"
Il Santo Padre interviene all'udienza generale richiamando la missione del Concilio Vaticano II: il rifiuto dell'autoreferenzialità e l'impegno costante per la riforma delle strutture e il sostegno alle vittime della violenza.
Durante l'udienza generale, Papa Leone XIV ha delineato con vigore il ruolo della Chiesa nel mondo contemporaneo, proseguendo il ciclo di catechesi dedicato ai documenti del Concilio Vaticano II.
Il Pontefice ha spiegato che la Chiesa "legge e interpreta a partire dal Vangelo i dinamismi della storia, denunciando il male in tutte le sue forme e annunciando, con le parole e con le opere, la salvezza che Cristo vuole realizzare per tutta l'umanità e il suo Regno di giustizia, di amore e di pace".
In questo senso, è fondamentale che la comunità ecclesiale non cada nell'autoreferenzialità, poiché "la Chiesa, dunque, non annuncia sé stessa; al contrario, in essa tutto deve rimandare alla salvezza in Cristo".
Affrontando il tema della sofferenza umana, il Santo Padre ha sottolineato che i cristiani "camminano in questa storia terrena, segnata dalla maturazione del bene ma anche da ingiustizie e sofferenze, senza essere né illusi né disperati".
Da questa consapevolezza deriva una missione precisa e non delegabile: la Chiesa è infatti "investita della missione di pronunciare parole chiare per rifiutare tutto ciò che mortifica la vita e ne impedisce lo sviluppo e prendere posizione a favore dei poveri, degli sfruttati, delle vittime della violenza e della guerra e di tutti coloro che soffrono, nel corpo e nello spirito".
Infine, Leone XIV ha rivolto un monito sulla natura delle strutture gerarchiche e burocratiche della cristianità, invitando a una profonda umiltà e al cambiamento. La Chiesa deve infatti "riconoscere umilmente l'umana fragilità e caducità delle proprie istituzioni, le quali, pur essendo al servizio del Regno di Dio, portano la figura fugace di questo mondo".
Nessun apparato può ritenersi intoccabile o definitivo, al contrario, vivendo nel tempo, le istituzioni "sono chiamate a una continua conversione, al rinnovamento delle forme e alla riforma delle strutture, alla continua rigenerazione delle relazioni, in modo che possano davvero corrispondere alla loro missione".
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