
- Prima Notizia 24
- Roma - Martedì 8 Settembre 2026
Regno Unito e 11 Paesi sanzionano il commercio con i coloni israeliani: esplode la tensione diplomatica con Gerusalemme
Londra blocca l'interscambio con gli insediamenti in Cisgiordania e incassa il sostegno di Francia, Canada e altri nove Stati. Immediata la ritorsione di Israele: chiuso il consolato a Gerusalemme Est, espulsi 12 funzionari britannici.
Svolta della diplomazia britannica coordinata con un fronte internazionale di altri 11 Paesi: il governo guidato dal neopremier laburista Andy Burnham ha formalizzato lo stop all'interscambio commerciale con gli insediamenti dei coloni israeliani nei territori palestinesi occupati.
L'annuncio, reso noto alla Camera dei Comuni dal ministro degli Esteri Ed Miliband, è stato supportato da una dichiarazione congiunta sottoscritta con Canada, Francia, Danimarca, Finlandia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia.
Nel documento congiunto le dodici nazioni denunciano l'aggravarsi della situazione sul campo: "Le azioni del governo d'Israele stanno minando ogni possibilità di una soluzione a due Stati. La situazione si sta rapidamente deteriorando a livelli senza precedenti di violenza da parte dei coloni e di espansione degli insediamenti".
I governi firmatari hanno quindi esortato l'esecutivo israeliano ad agire per frenare le violenze: "Il governo di Benyamin Netanyahu deve mettere fine immediatamente a questo processo, assicurando che i coloni rispondano dei loro crimini e le accuse all'esercito israeliano siano investigate".
La nota si conclude confermando "l'intenzione di introdurre restrizioni nazionali o di sostenere quelle europee contro il commercio di prodotti dagli insediamenti, che sono illegali in base al diritto internazionale".
Nel suo intervento a Westminster, Miliband ha accusato le autorità israeliane di "chiudere gli occhi" di fronte a una "pulizia etnica" in Cisgiordania, qualificando formalmente gli insediamenti come entità "illegali" e censurando in particolare il progetto urbanistico E1.
Il titolare del Foreign Office ha tuttavia rigettato l'ipotesi di un boicottaggio verso Israele nei suoi confini riconosciuti, respingendo le critiche dell'opposizione conservatrice guidata dal ministro ombra Tom Tugendhat, che accusava il governo di voler trasformare lo Stato ebraico in "uno Stato canaglia".
Richiamando le sue origini ebraiche e la memoria familiare dell'Olocausto, Miliband ha evidenziato come la tutela del diritto alla difesa di Israele debba coesistere con il sostegno a uno Stato palestinese, ricordando i "crimini di guerra" riscontrati nella Striscia di Gaza.
La reazione del governo israeliano è stata immediata. Il ministro degli Esteri Gideon Sa'ar ha disposto la chiusura del consolato britannico a Gerusalemme Est, l'allontanamento delle delegazioni d'addestramento e di coordinamento a Ramallah e Kiryat Gat, nonché il divieto d'ingresso per 12 cittadini e parlamentari britannici – tra cui l'ex leader laburista Jeremy Corbyn – accusati di "attività antisemite e anti-israeliane".
Sa'ar ha attaccato duramente l'esecutivo di Londra: "Il governo laburista britannico alimenta l'antisemitismo dilagante nel mondo. Per questo, in coordinamento con il premier Netanyahu, abbiamo deciso di intraprendere una serie di azioni contro il governo del Regno Unito in risposta alla loro azione".
Il capo della diplomazia israeliana ha poi aggiunto: "Le affermazioni del ministro degli Esteri britannico sono scandalose e false. Le azioni intraprese dal governo laburista sono motivate da politica interna in vista del congresso del partito. Interessante che il governo laburista non abbia imposto sanzioni all'Autorità palestinese per il loro sostegno ai terroristi con il meccanismo 'pay for slay'".
Sulla stessa linea il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir: "Mi sono rivolto al primo ministro perché chiuda oggi stesso il Consolato britannico a Gerusalemme Est, che opera apertamente per conto dell'Autorità Palestinese. Questa deve essere la risposta decisa di Israele all'audacia britannica".
Dall'Italia, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sottolineato la necessità di una linea comune nell'Unione Europea, precisando la posizione di Roma rispetto alle manovre autonome oltremanica: "Io sono sempre per le decisioni che vengono dell'Unione Europea, anche in materia commerciale, altrimenti si rischia di distorcere il mercato interno. Gli inglesi non fanno parte dell'Unione Europea. E' una scelta loro, però le decisioni devono essere sempre prese a livello europeo".
Parallelamente alle tensioni sull'asse Londra-Gerusalemme, un'inchiesta giornalistica pubblicata da Haaretz ha ipotizzato l'esistenza di un colloquio avvenuto nel settembre 2023, durante il quale l'emiro di Abu Dhabi Mohammed bin Zayed avrebbe avvertito Netanyahu che il leader di Hamas Yahya Sinwar stesse preparando "un terremoto" contro Israele.
La ricostruzione è stata seccamente smentita dallo staff del primo ministro israeliano: "Una menzogna totale. Il Primo Ministro Netanyahu non ha parlato con il presidente degli Emirati Arabi Uniti nel periodo in questione e non ha ricevuto alcun avvertimento da parte sua".
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