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- Roma - Venerdì 30 Ottobre 2026, 20:30
Sciopero nazionale: a Roma 8 fermati dopo le cariche al Colosseo e a Testaccio
Gli organizzatori stimano due milioni di partecipanti tra lavoratori e studenti. Tensioni con le forze dell'ordine e disagi nei porti e nei trasporti a Milano, Bologna e nei principali centri italiani.
Oltre sessanta città italiane sono state teatro di imponenti cortei in occasione dello sciopero generale nazionale indetto dal sindacato di base Usb, sostenuto da collettivi studenteschi, precari e organizzazioni territoriali per protestare contro l'aumento del costo della vita, l'erosione dei salari e le spese militari.
Secondo le stime diffuse dagli organizzatori, la mobilitazione ha visto la partecipazione complessiva di circa due milioni di persone allo slogan “Siamo 2 milioni, riprendiamoci il futuro”.
La giornata, estesa con azioni mirate anche ai principali varchi portuali da Genova a Trieste fino a Livorno e Ravenna, ha registrato momenti di forte tensione e tafferugli in diversi capoluoghi, mentre all'estero sono annunciate manifestazioni in Germania e il "terzo atto" dei gilet gialli in Francia.
A Roma, il corteo principale promosso dall'Usb è giunto fino ai Fori Imperiali, dove una parte dei partecipanti ha allestito un campo tende annunciando l'intenzione di rimanere in presidio per un'assemblea nazionale fino a domenica. Successivamente, uno spezzone si è diretto verso Piramide previa autorizzazione della Questura, mentre circa 300 manifestanti staccatisi dalla testa del corteo hanno dato vita a disordini nei pressi del Colosseo e su via Claudia, appiccando il fuoco a cassonetti e monopattini, erigendo barricate e divellendo cartelli stradali.
Nuovi scontri si sono verificati sul Lungotevere Testaccio e a Ponte Sisto, con fitti lanci di bottiglie e petardi ai quali le forze dell'ordine hanno risposto facendo ricorso agli idranti per far indietreggiare i manifestanti; al termine delle cariche della polizia e dei rilievi, si registrano otto manifestanti fermati condotti in questura per accertamenti.
Tra i cartelli esposti nella Capitale figurano anche citazioni di Siehr, il trentenne fermato e poi rilasciato poiché ritenuto dagli inquirenti la mente del Movimento 17 ottobre.
Momenti di elevata criticità si sono registrati anche a Torino, dove la giornata è iniziata con lo sversamento di letame davanti al municipio in Piazza Palazzo di Città. Durante la mattinata si sono verificati spintoni in via Rossini e cariche della polizia con l'impiego di idranti in piazza Castello per impedire l'avvicinamento alla Prefettura. Nel tardo pomeriggio un ennesimo corteo partito dalla stessa piazza si è diretto verso i Giardini Reali, sfociando poi in cariche in pieno centro, lungo via Roma, dopo un lancio di bottiglie, fumogeni e petardi da parte di manifestanti a volto coperto dotati di caschi.
Il bilancio provvisorio per la piazza torinese indica almeno cinque persone trattenute dalle forze dell'ordine e due feriti ospedalizzati, tra cui un uomo di 50 anni trasportato in barella e una giovane manifestante.
Scontri prolungati si sono avuti pure a Vicenza, dove appartenenti ai centri sociali hanno tentato di occupare la tangenziale ovest. La risposta delle forze dell'ordine con gli idranti ha scatenato un lancio di fumogeni e fuochi d'artificio ad altezza uomo che hanno centrato i reparti schierati, portando a un bilancio di quattro agenti feriti e tre manifestanti contusi.
A Mestre, l'intento di sfondare il blocco di polizia sulla rampa del cavalcavia per Venezia ha provocato contatti e colpi di manganello, con un bilancio riferito dal Questore di sette poliziotti contusi.
A Milano, un corteo composto da circa 30mila persone — nato dalla convergenza tra lavoratori ed studenti partiti da piazza Leonardo Da Vinci — ha invaso e bloccato la tangenziale est per oltre un'ora e mezza all'altezza di via Palmanova e Cascina Gobba, per poi rientrare in città dallo svincolo di Lambrate. A Bologna, la protesta è iniziata al mattino con il blocco degli accessi a numerosi licei (Copernico, Minghetti, Fermi, Arcangeli, Laura Bassi, Righi) ed all'istituto Serpieri, prima di confluire nel corteo cittadino in cui un gruppo di madri vestite di rosso ha sfilato al fianco dei giovani criticando la criminalizzazione dei manifestanti. Particolare rilevanza ha assunto la protesta nei comparti marittimi e portuali, in linea con le mobilitazioni internazionali contro il traffico di armi.
A Genova, Livorno e Trieste (dove 500 persone si sono radunate al Varco 4) si sono svolti presidi fin dalle prime ore del mattino. A Ravenna, la Filt Cgil ha promosso un blocco operativo del porto, preannunciando un ulteriore sciopero generale provinciale per il 20 novembre. Piazze partecipate e senza criticità di ordine pubblico si sono avute a Napoli (dove per circa un'ora è rimasta chiusa la stazione della metropolitana di Piazza Garibaldi), Palermo (con oltre duemila persone in marcia verso il porto), Pisa (con oltre duemila manifestanti), Cosenza (con 1.500 partecipanti e trattori al seguito) ed Aosta, con presidi e cortei studenteschi davanti alle sedi istituzionali.
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