L'esercito israeliano ha attaccato stamani il porto siriano di Latakia. A renderlo noto è l'agenzia di stampa siriana Sana, che cita un funzionario militare. L'attacco è avvenuto per via aerea, ed è stato eseguito "con diversi missili in direzione del Mediterraneo prendendo di mira il parco container nel porto di Latakia".
Il lancio di missili ha innescato incendi, che hanno danneggiato gravemente la zona. Il funzionario, rimasto anonimo, ha riferito che dopo l'attacco i vigili del fuoco hanno dovuto lottare contro le fiamme per circa un'ora.
Filmati dell'incendio sono stati divulgati dall'emittente Al-Ikhbariyah, che ha anche riferito di danni a strutture residenziali, un ospedale, negozi e siti turistici posti nelle vicinanze del porto.
L'agenzia Sana ha anche riportato che l'attacco missilistico ha portato ad attivare le difese aeree dell'Esercito siriano, e non avrebbe causato vittime.
Si tratta del secondo attacco in un mese: il 7 dicembre altri aerei da guerra israeliani hanno attaccato il terminal container di Latakia, causando esplosioni e incendi.
Un giornalista di Al-Ikhbariyah, presente sul posto, ha detto che l'attacco sembra sia più distruttivo del precedente, e che le esplosioni sono state avvertite anche a Tartus, a oltre 80 chilometri di distanza da Latakia. Le ambulanze, ha detto ancora il giornalista, sono giunte sul posto, ma non ci sono notizie circa la presenza di vittime.
L'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha riferito che l'attacco del 7 dicembre ha danneggiato le spedizioni di armi destinate ai combattenti appoggiati dall'Iran.
L'Esercito israeliano, che in dieci anni di guerra civile ha eseguito centinaia di attacchi aerei su obiettivi siriani, non ha rilasciato alcun commento, e di rado discute o riconosce azioni di questo tipo. Alcuni attacchi effettuati in passato avevano come obiettivo primario l'Aeroporto di Damasco.
Israele ha ammesso di prendere di mira le basi delle milizie che appoggiano l'Iran, come Hezbollah, attivo in Libano, che ha combattenti anche in Siria, sostenendo di attaccare le spedizioni di armi ritenute come destinate alle milizie.
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