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  • Roma - Martedì 19 Maggio 2026

Tecnologia: negli Usa l'IA accelera, ma cresce anche l'opposizione

Dal Wall Street Journal l'allarme sulla frattura sociale ed elettorale in corso. Non solo teorie catastrofiste: cittadini, agricoltori e politici di ogni schieramento si ribellano all'impatto ambientale e infrastrutturale dei mega data center sul territorio americano.

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La corsa all’oro dell'intelligenza artificiale negli Stati Uniti sta impattando contro un muro ideologico, politico e logistico sempre più difficile da aggirare: il rapido e progressivo deterioramento della fiducia dell’opinione pubblica nei confronti dei colossi tech.

L'ultimo termometro del malcontento si è registrato all’Università dell’Arizona, dove l’ex CEO di Google, Eric Schmidt, è stato duramente contestato dagli studenti proprio mentre, durante il discorso di laurea, descriveva la rivoluzione dell'IA come un passaggio “più grande, più rapido e più importante” rispetto a tutte le transizioni tecnologiche del passato.

L'episodio, evidenziato dal Wall Street Journal, fotografa una reazione di rigetto che ha ormai superato i confini della Silicon Valley o dei movimenti ambientalisti storici. L'opposizione si sta allargando a macchia d'olio tra lavoratori, famiglie, studenti e amministratori locali. A preoccupare non sono più solo gli algoritmi, ma i loro effetti collaterali tangibili: la perdita di posti di lavoro, l'impennata dei costi in bolletta, il consumo di suolo e acqua per il raffreddamento dei server, i danni alla salute mentale dei minori e l'uso opaco dei dati.

I sondaggi del Pew Research Center rivelano che la metà degli adulti americani si dice oggi più preoccupata che entusiasta per l'avanzata dell'IA, contro un misero 10% di ottimisti. Gallup evidenzia inoltre che oltre sette americani su dieci rifiutano categoricamente l'apertura di un data center vicino alla propria abitazione.

La protesta sta già riscrivendo gli equilibri elettorali. A Festus, in Missouri, quattro consiglieri comunali sono stati bocciati alle urne dai cittadini dopo aver autorizzato un progetto da 6 miliardi di dollari destinato a un data center. Dal Maine all’Arizona, comitati spontanei chiedono moratorie e, secondo l'osservatorio Data Center Watch, le barricate locali hanno già congelato investimenti per decine di miliardi di dollari.

La faglia contesta l'IA in modo trasversale. Sul fronte repubblicano, il senatore del Missouri Josh Hawley ha proposto una stretta normativa a tutela delle comunità, dichiarando che molti cittadini si sentono letteralmente “sotto assedio”. Sul versante democratico, in Tennessee, il deputato Justin Pearson ha incentrato la sua campagna elettorale per il Congresso sulla battaglia contro il sito xAI di Elon Musk a Memphis.

La stessa NAACP ha citato in giudizio l'azienda di Musk, accusandola di aver attivato turbine a gas senza i necessari permessi, inquinando quartieri storicamente vulnerabili. Persino nel Texas dei grandi investimenti energetici, il commissario all’Agricoltura Sid Miller ha invocato una pausa nello sviluppo dei server per proteggere ranch, falde acquifere e produzioni alimentari.

La Silicon Valley tenta la controffensiva mediatica, difendendo i benefici dell'IA nella medicina, nella produttività e nella ricerca. Tuttavia, i big del settore ammettono le difficoltà di comunicazione. Chris Lehane, responsabile degli affari globali di OpenAI, ha riconosciuto che il comparto deve mostrarsi “molto più calibrato” nello spiegare i risvolti positivi di questa tecnologia, attribuendo gran parte delle resistenze ai cosiddetti “doomers” (i catastrofisti), ai vecchi rancori mai assorbiti verso i social media e alla narrazione negativa della stampa.

Il nodo centrale, tuttavia, risiede nel fatto che il dissenso non si nutre più di scenari distopici sul futuro dell'umanità. Nelle province americane l'intelligenza artificiale si è palesata sotto forma di colate di cemento, consumi energetici record, rumore costante e traffico pesante. Per aziende come OpenAI, Anthropic, Google, Microsoft, Meta e Amazon, che muovono capitali titanici sulla promessa di un'espansione infrastrutturale infinita, la sfida non è più solo computazionale o ingegneristica, ma legata all'ottenimento di un consenso sociale che la retorica del progresso non riesce più a garantire automaticamente.

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