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  • Roma - Venerdì 26 Giugno 2026

Terremoto in Venezuela, 589 morti e oltre 50mila dispersi: tre le vittime italiane

Il bilancio ufficiale aggravato dalla carenza di mezzi a La Guaira, dove si scava a mani nude. Tajani conferma 35 connazionali irrintracciabili, mentre il sistema sanitario locale è al collasso totale.

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Il Venezuela è in ginocchio dopo il devastante doppio terremoto che ha flagellato il Paese nella notte tra mercoledì e giovedì. Il bilancio provvisorio delle vittime è drammaticamente salito a 589 morti e i feriti sono almeno 4.300, ma a terrorizzare le autorità è il dato dei dispersi, che ha superato quota 50.000 secondo i registri delle piattaforme web locali nate per tracciare gli scomparsi.

La presidente Delcy Rodriguez ha annunciato i dati di una catastrofe che, secondo le prime stime delle Nazioni Unite e dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), potrebbe aver colpito complessivamente fino a 6,8 milioni di persone, danneggiando pesantemente le infrastrutture di base e circa venti strutture ospedaliere in numerosi Stati del Paese e nella stessa capitale Caracas.

La tragedia tocca da vicino anche l'Italia. Durante un punto stampa a Dubrovnik, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha aggiornato la contabilità dei nostri connazionali coinvolti: “Tre gli italo-venezuelani morti, 5 feriti. Ne mancano all'appello 35”. Il titolare della Farnesina ha poi ricordato l'enorme portata della comunità italiana in territorio venezuelano, spiegando che i residenti censiti sono circa 150.000, “quindi non sappiamo esattamente quello che si troverà sotto le macerie”.

L'Unità di crisi della Farnesina sta monitorando la situazione in vista di una missione di soccorso in partenza dall'aeroporto militare di Pratica di Mare. Nell'intera area colpita risiedono infatti 65.000 italiani, di cui 3.000 proprio nei pressi dell'epicentro.

“C'è una situazione complicata – spiega Maria Teresa Del Re, consigliera dell'Unità di crisi – le operazioni di ricerca e soccorso vanno avanti lentamente. Sia l'unità di crisi che il consolato stanno ricevendo da ieri numerose telefonate da parte di nostri connazionali che vivono lì. Si tratta di una situazione molto fluida”.

Sul terreno, in particolare nello Stato costiero di La Guaira, lo scenario è spaventoso. Se registrano oltre 70mila famiglie rimaste senza un tetto e almeno 100 palazzi completamente rasi al suolo, soprattutto nelle località di Caraballeda e Catia La Mar. Le squadre di soccorso locali sono pochissime, prive di mezzi meccanici pesanti e totalmente inadeguate per far fronte all'emergenza. Di conseguenza, i residenti e i parenti dei dispersi sono costretti a scavare tra men montagne di detriti a mani nude nel disperato tentativo di salvare chi è rimasto intrappolato.

Molti cittadini hanno raccontato ai cronisti lo strazio di aver parlato per ore con i propri familiari bloccati sotto i calcinacci, prima di veder svanire le loro voci nel silenzio. Tra i sopravvissuti c'è chi ha perso tutto, come un testimone che ha descritto in lacrime la fine della moglie: “Mia moglie non ce l'ha fatta. Si stava facendo il bagno quando ci sono state le scosse. Abbiamo tentato di scappare. Io sono ricito a lasciare il palazzo, lei invece è caduta, ha battuto la testa ed è rimasta bloccata. So che è rimasta nuda, vorrei raggiungerla, almeno per coprire il suo corpo”.

In mezzo a tanta distruzione, si registrano anche rari miracoli. Sempre a La Guaira, una donna è stata estratta ancora in vita dalle macerie di un edificio crollato dopo ben 36 ore dalle scosse. Sulla barella dei soccorritori, ha descritto alla Bbc i secondi interminabili del collasso della struttura: “Quando è iniziato il terremoto, mi sono aggrappata con tutte le mie forze allo stipite della porta così forte che mi sono rotta un dito. Finché tutti i piani non sono crollati”.

La macchina degli aiuti internazionali ha intanto iniziato a muoversi per tentare di arginare un'emergenza sanitaria catastrofica, aggravata da anni di crisi economica e carenza di investimenti strutturali che hanno ridotto gli ospedali venezuelani al collasso, costringendo i medici a improvvisare reparti d'emergenza all'aperto e per strada. “Il sistema si sta deteriorando significativamente da molti anni. Una situazione come questa lo trova nelle peggiori condizioni possibili. In generale, le condizioni sono preoccupanti”, spiega alla Cnn Marino González, specialista in politiche di sanità pubblica e membro dell'Accademia Nazionale di Medicina del Venezuela.

Per supportare le operazioni, un primo distaccamento militare degli Stati Uniti guidato dal maggiore generale dei Marines Kevin J. Jarrard è giunto a Caracas per coordinare gli aiuti americani, mentre l'Onu sta organizzando l'invio e l'acquisto di farmaci, kit medici e di tre team chirurgici d'emergenza richiesti formalmente dal governo venezuelano.

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