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Tutti gli expats, gli espatriati, che decidono di vivere in modo stanziale, un amore con una thailandese sanno di cosa si tratta. E tra tante rose non mancano certo le spine.
Un vezzeggiativo ormai diventato “classico” nel suo genere è proprio la parola thailandese “Tirak” che significa “Cara”. Una parolina dolce, alla quale si accosta tutto un modo diventato una specie di iconografia vera e propria correlata alle donne e soprattutto le ragazze thailandesi che diventano oggetto delle attenzioni amorose da parte degli occidentali, degli stranieri in genere (a loro volta chiamati “farang”).
E così, dopo i primi approcci, quando gli stranieri cominciano una relazione -in special modo quando è caratterizzata da lunghi tempi a distanza- le ragazze cominciano a raccontare delle loro “improvvise” necessità familiari, una nonna sta male ed ha bisogno di cure mediche, un genitore è in difficoltà per un qualche investimento sbagliato e -caso diventato emblematico in particolar modo quando si tratta di ragazze che vivono in contesti agresti e periferici- il bufalo, tanto importante per l’economia familiare e per portare avanti il lavoro in campagna, ha anch’esso bisogno di essere curato perché ha una patologia, un male da curare. In ogni caso, si tratta di evenienze -tutte- per le quali le ragazze -le “tirak” dei “farang”- chiedono soldi.
Le rimesse degli stranieri che inviano denaro alle proprie “tirak”, i soldi prelevati al bancomat quando i “farang” sono in Thailandia, di passaggio o perché si sono trasferiti più stabilmente, sono la “cartolina” che descrive una certa parte (abbastanza grande) delle relazioni tra stranieri e thailandesi. Ovviamente si tratta di generalizzazioni ma proprio su di esse si apre una vera e propria prateria di aneddoti, di racconti e di esperienze umane che, però, qualche volta non finiscono in una risata ma in veri e propri drammi: sono tutt’altro che rari i casi in cui -infatti- le proprietà finiscono nelle mani thailandesi in toto, gli stranieri hanno svuotato i propri conti correnti bancari, le case e le proprietà in genere (che in Thailandia possono essere straniere fino ad un massimo del 49% nella generalità dei casi) volano via, tutto si dissolve, l’amore svanisce, restano i ben più pragmatici interessi e molti stranieri, decidono di lanciarsi nel vuoto da un alto balcone di un qualche palazzo o albergo, piuttosto che tornare nella propria madrepatria dove non hanno più niente e nessuno cui affidarsi.
Questa è la cornice di riferimento della questione, nota agli expats ed a tutti coloro che si innamorano o che si sposano con una thailandese. E su questo mare generalizzato di complessità relazionali, si fonda la commedia “Tirak” scritta, diretta ed interpretata da Maurizio Mistretta, pisano trasferitosi a Bangkok, dove ha fondato BIAG, Bangkok International Artists Guild, dirige una scuola di recitazione, svolge anche la professione di sceneggiatore e regista cinematografico. Un genio teatrale poliedrico che spesso affronta con chiave tra ironica e sarcastica anche temi particolarmente difficili.
“In realtà -ci dice l’attore, regista e sceneggiatore- è una idea che avevo in mente da lungo tempo ma che -per varie vicende e circostanze- è stata procastinata più volte, ci sono stati fattori intervenienti epocali come il Covid, tanto per fare un esempio, e quindi spesso la cosa veniva rimandata a tempi migliori. Fino a quando, insieme con Willi Zogo e Matas Danievicious questa volta abbiamo deciso di provarci”
Si tratta di due attori che nella vita quotidiana svolgono ben altre attività professionali a Bangkok e che hanno via via accompagnato Maurizio Mistretta anche in altri eventi teatrali e persino cinematografici come il film “Useful Idiots” scritto, sceneggiato, diretto e interpretato dallo stesso Mistretta. La commedia vede anche un supporto in immagini e musiche, coordinate alla Consolle da Edoardo Bonavolta.
La prima teatrale si è svolta presso il locale di ristorazione “Sole Mio Bangkok” diretto e fondato da Domenico Locantore, il quale è un’anima dotata di grande estro ed energia creativa, è egli stesso musicista e cantante e nella sua location ha creato un palco, con una strumentazione completa, a disposizione delle Arti Creative. Readings letterari, recital, musica dal vivo persino music contest che hanno visto grande partecipazione di adulti e bambini con finalità benefiche. E tutto questo senza tralasciare l’alta qualità dei suoi prodotti e della sua Cucina, una superba piattaforma dove gustare i sapori tipici della tradizione culinaria (e vinaria) italiana.
“Abbiamo alla fine deciso di vedere soli attori uomini interpretare tutti i ruoli della commedia -continua il Mistretta- per due motivi, da una parte si esalta l’aspetto ilare dell’ottica con la quale rivisitiamo questo tema delle relazioni tra stranieri e thailandesi, una chiave di lettura molto dissacratoria, leggera senza essere frivola, il tema può avere anche risvolti particolarmente delicati e non abbiamo tralasciato di tener conto del fattore umano in tutto questo quadro. In secondo luogo, proprio perché abbiamo voluto rispettare l’elemento umano e la cultura nella quale ci troviamo, la Nazione dove viviamo, abbiamo ritenuto che se ci fossero state delle ragazze Thai ad interpretare il ruolo delle “Tirak” sul palco, questo avrebbe potuto risultare antipatico, avrebbe potuto essere frainteso e considerato irriguardoso”.
Le prove dello spettacolo non sono state facili, meno che in altre circostanze, si potrebbe dire. “Le prove vere e proprie -riferisce il Mistretta- sono state una parte molto ridotta del tempo dedicato a definire testi, ruoli e movimenti in scena, perché la quota di tempo più estesa -ogni volta che cominciavamo era così- diventata presto una vera e propria seduta di psicologia di gruppo, una specie di psicanalisi di gruppo. Ognuno raccontava le proprie esperienze in merito, abbiamo discusso dell’oleografia di certe circostanze, in fondo, lo spettacolo, è via via diventato quel che è nel suo aspetto finale: non una presa in giro della questione delle “Tirak” nei confronti dei loro innamorati stranieri quanto piuttosto il racconto della nostra visione dell’argomento “Tirak” e del loro modo di relazionarsi, quindi abbiamo messo in scena il punto di vista dei nostri occhi, del nostro sguardo sul tema”.
“Tirak” di Maurizio Mistretta, è una commedia teatrale che raccoglie molte risate, il pubblico persino interviene con battute, applausi, freme e compartecipa dall’inizio alla fine. E -tra una risata e l’altra, tra una battuta e l’altra- rimane molto spazio per la riflessione. E qualche volta, resta in bocca il sapore amaro delle riflessioni più cupe.
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