
- Prima Notizia 24
- Matera - Martedì 11 Agosto 2026
Tragedia nel Cpr di Palazzo San Gervasio: muore un giovane trattenuto, 8 arresti dopo i disordini
Mentre si indaga sul decesso del trentenne tunisino, infuria la polemica politica: le opposizioni lucane e la Cgil chiedono la chiusura immediata della struttura.
Un ennesimo dramma ha scosso il Centro di permanenza per il rimpatrio di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza, dove un trentenne di origine tunisina affetto da fragilità psichiche ha perso la vita precipitando dal tetto della struttura.
Benché gli accertamenti investigativi valutino anche la matrice accidentale, l'ipotesi prevalente resta quella del gesto volontario. La notizia del decesso ha innescato violenti disordini all'interno del centro, culminati nell'arresto di otto migranti ivi trattenuti.
L'episodio ha riacceso dure polemiche sull'adeguatezza e sulla gestione delle strutture di detenzione amministrativa in Italia. I consiglieri regionali della minoranza di centrosinistra in Basilicata hanno espresso una posizione di ferma condanna nei confronti della linea governativa, affermando in un documento congiunto che "con Meloni l'Italia è meno umana e meno sicura". Gli esponenti d'opposizione hanno ribadito che "sulla morte ci vogliono silenzio e rispetto. Ma sui luoghi in cui queste morti accadono è necessario porsi una domanda oltre la propaganda della Meloni e della destra: oggi l'Italia è un Paese più sicuro? No. È soprattuto un Paese meno umano".
La nota definisce i Cpr strutture "patogene" e ne sollecita lo smantellamento, concludendo: "Basta agitare lo spauracchio della migrazione per distrarre l'attenzione pubblica dall'incapacità amministrativa e politica del centrodestra. Basta urlare all''uomo nero' perché si rischia di non sentire il doloroso silenzio di un ragazzo che muore. Si muore nei Cpr, si muore nel Mediterraneo. No, questo non è il nostro Paese. Nell'attesa che fatti e responsabilità vengano accertati ci stringiamo attorno al dolore della famiglia coinvolta e continuiamo a chiedere la chiusura di tutti i Cpr".
Anche il versante sindacale ha preso posizione con durezza. Il segretario generale della Cgil di Potenza, Vincenzo Esposito, ha chiesto l'immediata dismissione dell'impianto lucano: "Chiediamo piena luce sulla morte del giovane tunisino che si sarebbe tolto la vita ieri al Cpr di Palazzo San Gervasio (Potenza). A distanza di due anni dalla morte del giovane Oussama, un altro migrante perde la vita in quello che è un vero e proprio centro di detenzione. Più volte abbiamo denunciato le condizioni disumane in cui gli ospiti sono costretti a vivere e di cui i tragici fatti di ieri sono la punta dell'iceberg di un sistema fallimentare. Il Centro di permanenza per il rimpatrio di Palazzo San Gervasio va chiuso".
Il rappresentante del sindacato ha poi richiamato i rilievi degli organismi internazionali, evidenziando come "già il Consiglio d'Europa sui Cpr italiani aveva denunciato prassi non aderenti alla tutela dei diritti umani e carenze nelle procedure nonché la prassi dell'utilizzo di psicofarmaci con somministrazione attraverso la diluizione in acqua e cibo", criticando complessivamente l'impianto normativo in materia d'immigrazione.
Sul fronte del Partito Democratico, il commissario regionale e senatore Daniele Manca ha sollecitato un'ispezione immediata sul rispetto delle garanzie fondamentali, sostenendo che "si faccia piena luce sulla morte" del giovane ed evidenziando che "quando sono in gioco la vita, la libertà e la dignità delle persone non possono esserci zone d'ombra, silenzi o indifferenza". Manca ha poi aggiunto: "Di fronte alla perdita di una vita umana, la prima esigenza è conoscere la verità. Chiediamo che siano ricostruite con precisione tutte le circostanze che hanno preceduto il gesto del giovane, che venga accertato se fossero state rilevate condizioni di particolare fragilità e quali forme di assistenza, sostegno e tutela gli fossero state garantite. Ma quanto accaduto pone inevitabilmente una questione più generale che non può essere elusa: quali sono oggi le reali condizioni all'interno del Cpr di Palazzo San Gervasio e sono pienamente garantiti i diritti fondamentali delle persone che vi sono trattenute?".
Il parlamentare dem ha concluso ricordando che "a distanza di due anni dalla morte di Oussama Darkauoi, avvenuta nel Cpr nell'agosto 2024, una nuova morte impone alle istituzioni di interrogarsi seriamente su ciò che accade all'interno del Centro. Non intendiamo anticipare conclusioni né attribuire responsabilità prima degli accertamenti. Chiediamo però verità, trasparenza e controlli rigorosi".
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