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Quattro morti in Ucraina per il colpo a un minibus, mentre in territorio russo un drone centra un edificio residenziale uccidendo tre persone, tra cui un bambino. Zelensky denuncia il "terrore russo", Mosca avverte i Baltici.
Quattro morti in Ucraina per il colpo a un minibus, mentre in territorio russo un drone centra un edificio residenziale uccidendo tre persone, tra cui un bambino. Zelensky denuncia il "terrore russo", Mosca avverte i Baltici.
L'impiego massiccio di sistemi a pilotaggio remoto segna una nuova, tragica escalation nel conflitto russo-ucraino, colpendo duramente i civili su entrambi i lati della linea del fronte.
In Ucraina, il presidente Volodymyr Zelensky ha denunciato un attacco a Nikopol, dove un drone russo ha centrato un normale minibus: “Sette persone sono attualmente ricoverate in ospedale dopo che un drone russo a pilotaggio remoto ha colpito un normale minibus a Nikopol. Altre nove hanno ricevuto assistenza sul posto. Tragicamente, quattro persone sono morte“. Secondo il leader ucraino, si tratta di un'azione deliberata per “seminare il terrore contro la popolazione”, sottolineando che gli aggressori “devono essere fermati immediatamente e con decisione”.
Nelle stesse ore, la guerra dei droni ha colpito in profondità il territorio della Federazione Russa. Nel distretto di Aleksandrovsky, nella regione di Vladimir, un ordigno ha centrato un edificio residenziale causando la morte di tre persone. Il governatore Alexander Avdeyev ha confermato il tragico bilancio: “Due adulti e un bambino di sette anni sono rimasti uccisi. La figlia di cinque anni è stata tratta in salvo, ma è ricoverata in ospedale con ustioni”.
L'episodio ha inasprito i toni del Cremlino, con la portavoce Maria Zakharova che ha lanciato velate minacce ai Paesi Baltici, accusati di consentire l'uso del proprio spazio aereo per colpire i porti russi: “Se i regimi di questi Paesi hanno abbastanza buon senso, ascolteranno. In caso contrario, dovranno affrontare una risposta”, ha avvertito Zakharova.
Mentre l'Unione Europea blinda i propri confini dichiarando, tramite il portavoce Thomas Regnier, che “un attacco a uno dei nostri Stati membri è un attacco all’Unione europea nel suo complesso”, il dibattito politico si sposta sulle strategie di uscita dal conflitto. Da Budapest, il vicepresidente USA JD Vance ha lodato Viktor Orban e Donald Trump come “i due leader che hanno fatto di più per porre fine a quel conflitto distruttivo“, definendo la leadership ungherese come un “partner per la pace di gran lunga più importante e costruttivo di quasi chiunque altro”.
Resta però la realtà del campo, dove la tecnologia dei droni continua a trasformare le città in bersagli vulnerabili.
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