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  • Martedì 21 Aprile 2026

L'Italia e la soglia del 3%: il verdetto dell'Eurostat sul deficit decide il futuro dei conti

Roma attende i dati ufficiali sul 2025 per uscire dalla procedura di infrazione. Sul tavolo del CdM anche il nuovo Documento di finanza pubblica con stime di crescita riviste al ribasso.

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L'economia italiana si trova a un bivio decisivo con l'imminente pubblicazione dei dati Eurostat sul deficit del 2025, un verdetto fondamentale per determinare l'uscita del Paese dalla procedura per deficit eccessivo.

La partita è estremamente tesa e si gioca su pochissimi centesimi di punto percentuale: mentre le stime provvisorie dell'Istat indicavano un 3,1%, il governo spera in un arrotondamento favorevole che certifichi il rientro sotto la soglia psicologica e normativa del 3%.

Il Ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, ha espresso un cauto ottimismo dichiarando, durante un question time al Senato, che "è al 3,07%" ma aggiungendo significativamente che "io ai miracoli ci credo", fiducioso che i dati finali possano invertire le previsioni meno brillanti.

Anche il Ministro per gli Affari europei Tommaso Foti ha manifestato speranza, auspicando che "chi teme il 3,1% si troverà il 2,9%", sottolineando come un rientro anticipato permetterebbe di liberare risorse vitali per dare risposte concrete alle esigenze del Paese.

Uscire dall'iter della procedura d'infrazione, che attualmente coinvolge anche Francia, Belgio e Austria, non è solo una questione di prestigio, ma un passaggio tecnico necessario per sbloccare la clausola di salvaguardia sugli investimenti nella difesa. Senza questo via libera, i circa 12 miliardi di euro previsti per i prossimi tre anni graverebbero sulla spesa netta, rendendo quasi impossibile rispettare gli impegni assunti con la Nato.

Sebbene le regole formali di Eurostat richiedano un valore inferiore al 2,95% per l'arrotondamento, da Bruxelles giungono segnali di apertura: la valutazione finale del "Pacchetto di primavera", atteso per il 3 giugno, terrà conto anche delle prospettive future dell'economia nazionale.

In questo clima di attesa, l'Istat ha dovuto smentire categoricamente le voci di presunte pressioni interne sulla contabilità nazionale, ribadendo la totale indipendenza tecnica dei propri uffici.

Parallelamente, il Consiglio dei ministri sta esaminando il nuovo Documento di finanza pubblica (Dfp) che aggiorna le stime macroeconomiche per il 2026 alla luce di un contesto globale deteriorato.

Le prospettive di crescita sono state riviste al ribasso, allineandosi allo scenario prudente della Banca d'Italia che ipotizza un incremento del Pil dello 0,5% per il prossimo biennio.

Giorgetti non ha nascosto le sue preoccupazioni per l'impatto dei conflitti internazionali e della crisi energetica, temendo che la recessione "arriverà" se non si troveranno soluzioni strutturali a livello europeo.

Proprio per questo, il governo continua a spingere per una gestione flessibile del Patto di Stabilità, ritenuta essenziale per sostenere gli investimenti e la crescita in una fase di rallentamento ciclico che rende l'obiettivo del rientro del debito ancora più complesso da raggiungere.

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