La Commissione Europea ha rivisto allo 0,7% l'aumento atteso del Pil italiano per quest'anno, 0,2 punti percentuali in meno rispetto a quanto precedentemente previsto (+0,9%). Per il prossimo anno, invece, si prevede un rialzo del Pil allo 0,9%, lo 0,1% in più rispetto alle precedenti previsioni (+0,8%). Nel 2025, invece, è previsto il +1,2%.
Per quest'anno, inoltre, si prevede un'inflazione al 6,1% (0,2 punti in più rispetto al 5,9% prospettato a settembre), mentre nel 2024 dovrebbe essere al 2,7% (in ribasso rispetto al 2,9% precedentemente previsto), per poi assestarsi sul 2,3% nel 2025. Secondo la Commissione, inoltre, il debito pubblico italiano dovrebbe passare dal 141,7% del Pil dello scorso anno al 139,8% per quest'anno, al 140,6% nel 2024 e al 140,9% nel 2025.
Il deficit pubblico dovrebbe assestarsi sul 5,3% del Pil per quest'anno, in netto ribasso rispetto all'8% dello scorso anno, per poi scendere ancora al 4,4% nel 2024 e al 4,3% nel 2025.
Nell'Eurozona, l'inflazione complessiva dovrebbe passare dal 5,6% per quest'anno al 3,2% nel 2024 e al 2,2% nel 2025, mentre in tutta l'Ue dovrebbe passare dal 6,5% di quest'anno al 3,5% nel 2024 e al 2,4% nel 2025. Nell'Eurozona e nell'Ue, inoltre, l'attesa di crescita del Pil è rivista in ribasso dello 0,2%, attestandosi allo 0,6% per quest'anno, e anche per il 2024 le attese sono al ribasso, con un +1,2% nell'Eurozona e un +1,3% nell'Ue. Per la Commissione, il quarto trimestre del 2023 è caratterizzato da "un contesto di crescente incertezza". Nel 2025, invece, dovrebbe esserci un aumento dell'1,7% nell'Ue e dell'1,6% nell'Eurozona.
"L'incertezza e i rischi al ribasso per le prospettive economiche sono aumentati negli ultimi mesi" per quanto sta succedendo in Ucraina e per il "tragico conflitto in Medio Oriente". "I mercati dell'energia appaiono più vulnerabili", inoltre "nuove interruzioni delle forniture energetiche potrebbero potenzialmente avere un impatto significativo sui prezzi dell'energia, sulla produzione globale e sul livello generale dei prezzi". Così il Commissario Europeo all'Economia, Paolo Gentiloni, durante la presentazione delle proiezioni economiche per l'autunno.
"Anche gli sviluppi economici nei principali partner commerciali dell'Ue, in particolare la Cina, comportano rischi" per l'economia europea, prosegue Gentiloni, per poi evidenziare che "il numero di paesi con un deficit superiore al 3% del Pil è destinato ad aumentare da 10 nel 2022 a 12 nel 2023, prima di scendere nuovamente a 8 nel 2024 e aumentare nuovamente a 13 nel 2025 a politiche invariate".
"Si prevede che nel 2023 diversi Stati membri vedranno ancora un deterioramento del saldo delle amministrazioni pubbliche. Sebbene i prezzi più bassi dell'energia stiano contribuendo a contenere il costo delle misure di sostegno esistenti, molti governi hanno introdotto nuove misure o esteso quelle esistenti. Nel 2024, la riduzione del deficit dovrebbe essere più ampia tra i Paesi, guidata dalla significativa eliminazione graduale delle misure di sostegno energetico", continua Gentiloni.
"Il messaggio ai Paesi con debito elevato è di considerare le raccomandazioni specifiche per Paese formulate qualche settimana fa. La prossima settimana valuteremo i progetti di bilancio di tutti gli Stati membri guardando anche a queste raccomandazioni. Una di queste è quella di mantenere le spese primarie nette entro un certo livello e sarà una delle parti essenziali della nostra valutazione la prossima settimana", continua.
"L'attuazione del Pnrr - evidenzia ancora Gentiloni - è senz'altro fondamentale per sostenere la crescita e per mantenere le prospettive di crescita, per quanto limitate. Utilizzando i nostri modelli abbiamo calcolato un impatto potenziale dello 0,5% di crescita all'anno proveniente dagli investimenti del Pnrr, senza calcolare le riforme".
"Pensiamo inoltre, guardando gli accordi che abbiamo con l'Italia, che il contributo più significativo dal punto di vista degli investimenti sarà nel periodo che abbiamo davanti a noi", continua l'ex premier. Le previsioni di Bruxelles sul debito pubblico italiano per il 2024, più alte rispetto alle stime del governo di Roma, prosegue ancora Gentiloni, sono dovute ad "un incremento più alto del costo degli interessi sul debito, rispetto alle stime italiane".
Le stime comprendono "un prolungamento della misura sul cuneo fiscale che è stata adottata l'anno scorso per quest'anno, perché è stata rinnovata sistematicamente e perché il governo l'ha presentata come una misura permanente quindi ne includiamo i costi", inoltre si "assume un incremento nel valore dei salari e degli stipendi pubblici maggiori di quello che è previsto nelle stime italiane".
Per Gentiloni, la proposta della Commissione Europea in merito alla riforma del Patto di Stabilità, "è certamente utile per tutti i Paesi e in modo particolare importante anche per l'Italia". "Le regole preesistenti hanno mostrato un'evidente difficoltà sia se abbiamo avuto una crescita molto molto lenta e abbiamo avuto un debito che è andato crescendo continuamente nel corso degli ultimi 25 anni non sarà ovviamente colpa delle regole fiscali ma certamente non lo hanno impedito", conclude Gentiloni.
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