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  • Roma - Mercoledì 12 Agosto 2026

Usa: inflazione in frenata al 3,4% a luglio. Giù i carburanti, ma pesano energia e spese fisse

Dati del Dipartimento del Lavoro sotto le stime degli analisti. L'effetto del conflitto in Iran e dei dazi frena il ritorno verso il target del 2%.

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Il tasso di inflazione negli Stati Uniti registra un lieve raffreddamento, attestandosi al 3,4% su base annua nel mese di luglio. Il dato, diffuso dal Dipartimento del Lavoro, evidenzia una flessione rispetto al 3,5% rilevato a giugno e si posiziona al di sotto delle previsioni degli analisti, che stimavano il valore fermo alla quota del mese precedente.

L'andamento dei prezzi riflette una dinamica complessa e altalenante, condizionata dall'introduzione dei dazi sulle importazioni promossi dal presidente Donald Trump e dal successivo rincaro dei costi energetici scaturito dalle tensioni belliche in Iran, giunte ormai al quinto mese di stallo e con forti ripercussioni sulla navigazione nello Stretto di Hormuz.

A queste componenti si affianca la spinta della domanda legata all'espansione dell'intelligenza artificiale, che sta generando rincari sui materiali da costruzione e sulla componentistica hardware per la realizzazione dei data center.

L'allentamento delle quotazioni della benzina – passata da oltre 4,5 dollari al gallone nello scorso mese di maggio ai circa 4 dollari attuali rilevati dall'Automobile Association of America – ha offerto un parziale sollievo alla rilevazione generale, pur mantenendosi su livelli superiori rispetto ai 3 dollari registrati antecedentemente all'esplosione delle ostilità a fine febbraio.

La componente di fondo dell'indice dei prezzi al consumo continua tuttavia a mostrare elementi di rigidità che ostacolano un rientro rapido verso il target del 2% perseguito dalla Federal Reserve. La stabilizzazione del quadro economico richiederà infatti un raffreddamento dei prezzi nei settori legati alle abitazioni, al trasporto aereo e ai premi assicurativi per i veicoli, in un contesto in cui la tenuta della spesa dei consumatori, messi a dura prova da un quinquennio di spinta inflazionistica e da un mercato dell'occupazione altalenante, rappresenterà il fattore chiave per valutare la capacità delle aziende di trasferire gli aumenti dei costi sui listini finali.

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