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  • Alessandria - Mercoledì 17 Giugno 2026

"Safari della morte" a Sarajevo: perquisito un indagato, sequestrati foto e silenziatore

Blitz dei militari del Ros nell'abitazione piemontese di un ex dipendente pubblico coinvolto nell'inchiesta milanese sulle torture a pagamento durante il conflitto degli anni Novanta.

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I drammatici contorni di un presunto circuito di sangue e intrattenimento criminale risalente alle fasi più acute della guerra nell'ex Jugoslavia tornano al centro delle attività giudiziarie nazionali.

Nelle prime ore della mattinata di oggi, i Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale (Ros), dando seguito a un decreto firmato dal sostituto procuratore di Milano Alessandro Gobbis e dal procuratore capo Marcello Viola, hanno eseguito una perquisizione domiciliare presso la residenza di un sessantaquattrenne originario di Genova e attualmente domiciliato nella provincia di Alessandria.

L'uomo figura nel registro degli indagati insieme ad altri tre soggetti con l'accusa di omicidio volontario aggravato da motivi abietti. L'attività sul campo ha permesso di repertare e porre sotto sequestro materiale ritenuto di grande interesse per lo sviluppo del fascicolo: nello specifico, un silenziatore per armi da fuoco e un'immagine fotografica datata che ritrae il soggetto in primo piano con dotazioni specialistiche.

Il reperto iconografico, data l'assenza di coordinate digitali e metadati, è al vaglio degli esperti per stabilire l'esatto contesto temporale e geografico.

Le indagini, scaturite da una dettagliata denuncia presentata dallo scrittore Ezio Gavazzeni, ipotizzano l'esistenza di un sodalizio di extremism e appassionati di armi che, tra il 1992 e il 1995, si sarebbero mossi da Milano e Trieste per raggiungere le postazioni d'assegno attorno alla capitale bosniaca, versando somme di denaro alle milizie serbo-bosniache per poter fare fuoco sui civili.

L'impulso decisivo per la perquisizione è giunto dalle dichiarazioni formali rilasciate agli inquirenti dalle passate partner dell'indagato. In particolare, l'ex convivente ha ricostruito le confidenze e i turbamenti notturni che l'uomo le avrebbe palesato, dettagliando la presenza di cimeli di guerra e lasciapassare conservati con cura: “Mi spiegò di aver avuto quegli incubi perché in passato aveva ucciso delle persone, raccontandomi di essere andato in Bosnia a combattere durante la guerra degli anni '90. Mi disse che partiva da Milano con l'aereo e che con lui c'erano delle persone che facevano il weekend (....) per fare il cecchino per sparare ai musulmani”.

I verbali d'indagine descrivono la fotografia sequestrata come un documento d'identità informale utilizzato per muoversi nei territori del conflitto, provvisto sul retro di annotazioni numeriche particolari che, secondo la testimonianza della donna, fungevano da macabra contabilità delle vittime: l'uomo conservava gelosamente "un lasciapassare delle zone di guerra, ovvero una fotografia di lui in piedi in posa militare con una sorta di divisa, non di quelle convenzionali".

“C'era una scritta in lingua straniera, non so di preciso quale, che costituiva una sorta di autorizzazione per accedere alle zone di guerra” “Su questa foto c'erano dei segni che corrispondevano alle persone uccise durante i combattimenti (...), erano dei cerchi o delle righe, una sorta di conta”, ha aggiunto la donna.

Il sessantaquattrenne, che in passato era stato dipendente dell'amministrazione comunale genovese e vanta svariati passaggi di proprietà di fucili da tiro, si era avvalso della facoltà di non rispondere durante il precedente esame davanti ai magistrati, depositando tramite la propria difesa una memoria nella quale sosteneva di aver inventato e millantato l'intera vicenda dopo essere stato registrato a sua insaputa da una cronista.

Il quadro accusatorio tracciato dalla Procura contesta al gruppo — composto anche da un ottantenne friulano, un imprenditore della Brianza e un cittadino toscano — di aver preso di mira deliberatamente soggetti indifesi dalle colline circostanti la città ferita. Mentre le difese degli altri indagati hanno presentato memorie e dichiarazioni spontanee per respingere gli addebiti, gli accertamenti assumono ormai una proiezione transnazionale. Per il 29 giugno è infatti in agenda un vertice operativo presso la sede di Eurojust all'Aja, finalizzato a coordinare le indagini aperte simultaneamente dalle magistrature di Italia, Bosnia, Belgio, Svizzera e Austria attorno ai contorni di questi tragici viaggi della morte.

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