A Nuccio Ordine, massimo studioso vivente di Giordano Bruno il “Nobel di Spagna”.
Il professore, filosofo e scrittore Nuccio Ordine, considerato uno dei massimi esperti sulla figura di Giordano Bruno, così come più in generale della letteratura del periodo rinascimentale, ha ottenuto in Spagna il Premio Principessa delle Asturie 2023.
di Pino Nano
Lunedì 08 Maggio 2023
Roma - 08 mag 2023 (Prima Notizia 24)
Il professore, filosofo e scrittore Nuccio Ordine, considerato uno dei massimi esperti sulla figura di Giordano Bruno, così come più in generale della letteratura del periodo rinascimentale, ha ottenuto in Spagna il Premio Principessa delle Asturie 2023.

Accademico di altissimo profilo internazionale, Nuccio Ordine è Visiting professor nei più importanti atenei statunitensi ed europei. Dal 2001 professore ordinario di Teoria della letteratura presso l'Università della Calabria e dal 2005 di Letteratura italiana nel medesimo ateneo, è oggi tra i massimi studiosi al mondo del Rinascimento e di Giordano Bruno.

Personaggio di grande fascino, di immensa cultura, di profonda umanità, Nuccio Ordine ha una caratteristica che gli viene ormai riconosciuta nelle Università di mezzo mondo: la semplicità, il suo modo di essere sempre ed eternamente ragazzo di provincia, con questa sua consapevolezza del radicamento alle origini e del valore dei sentimenti e della memoria, grande pedagogo e straordinario interprete e testimone del suo tempo.L’uomo dal sorriso facile, dalla battuta sempre pronta, dalla stretta di mano poderosa, uomini d’altri tempi, impastati di rispetto e di senso della famiglia e dello Stato. Professori come pochi, che considerano gli studenti “cosa sacra”.

La giuria dei Premi Principessa delle Asturie, uno dei riconoscimenti più prestigiosi tra quelli consegnati annualmente in Spagna, ha scelto Nuccio Ordine come vincitore di quest'anno da una rosa di 45 candidati. Al professore e filosofo calabrese è stato riconosciuto il merito della "difesa delle discipline umanistiche" e "l'impegno per l'istruzione e i valori radicati nel pensiero europeo più universale”.

La cerimonia di consegna dei Premi Principessa delle Asturie, intitolati in onore dell'attuale erede al trono di Spagna Leonor, si terrà a ottobre prossimo, in presenza dei reali, nella città di Oviedo e sarà ripresa integralmente dalla prima rete televisiva spagnola. Per ognuna delle otto categorie di assegnazione, il premio è associato a una ricompensa di 50.000 euro.

Parliamo insomma di uno dei Premi “alla carriera” più prestigiosi del mondo, che dal 1981, anno in cui il Premio è nato, ha visto sulla ribalta spagnola il gotha dell'Accademia Internazionale, il fior fiore dei ricercatori e degli intellettuali che in ogni parte del mondo con il loro lavoro e il loro impegno hanno segnato la storia del mondo in tutte le discipline possibili.

Il premio assegnato al prof. Nuccio Ordine, per la sezione “Comunicazione ed Umanistica”costituisce dunque un evento accademico di primissimo ordine, e non solo per la categoria dei premiati ma anche per la composizione della giuria. Nei fatti per la Spagna è una sorta di Premio Nobel di casa spagnola.

Prima di Nuccio Ordine questo solenne riconoscimento alla carriera era già toccato ad altri tre italiani, il grande musicista Ennio Moricone nel 2020, il maestro Riccardo Muti nel 2011, e l’attore Vittorio Gassman nel 1997. I premi si consegnano al Teatro Campoamor durante una cerimonia presieduta fino all’anno 2014 dal principe Felipe, e dal 2004 anche dalla principessa Letizia, ed in seguito presieduta da sua altezza reale doña Leonor di Borbone-Spagna, principessa delle Asturie. Nel 2006 la Fundación Príncipe de Asturias ha celebrato il XXV anniversario dei Premi con un intenso programma di attività alle quali hanno partecipato personalità ed istituzioni che erano state premiate durante quegli anni. Le sculture che vengono consegnate sono state create dal grande Joan Miró.

-Professore, a chi dedica oggi questo ennesimo Premio alla Carriera?

Non potrei non dedicarlo al mio mondo, che è il mondo degli studenti, a cui io dò l’anima e tutto me stesso, perché li considero i miei figli, alla stregua dei miei libri e delle mie ricerche. Senza i miei studenti, non avrebbe senso la mia vita, e senza di loro, senza i loro stimoli, la loro voglia di capire e di apprendere, io non sarei mai cresciuto per come poi credo sia accaduto”.

-Che rapporto reale ha lei con i suoi studenti?

Quello che potrei avere con i miei figli se li avessi, e con la famiglia che invece non ho mai costruito, ma con la vita che faccio e con gli obiettivi che mi ero prefissato da giovane sapevo che sarei stato un pessimo padre, un pessimo marito e forse anche un pessimo capofamiglia. Sapevo che la mia casa sarebbe stata in giro per il mondo, che le mie ricerche mi avrebbero portato lontano dalla Calabria e poi mi avrebbero riportato a casa, ma nei lunghi viaggi di lavoro e di studio c’è poco spazio per tutto il resto”.

-Uno come lei avrebbe potuto rimanere a Yale, o a Parigi dove l’adorano,o a Berlino dove l’hanno inseguita per anni, e invece lei è tornato al Campus dove si era laureato?

Lo avevo giurato a me stesso, appena laureato. Qualunque cosa mi avrebbero offerto fuori e lontano dalla Calabria l’avrei rifiutata a priori. Perché dovevo restituire alla mia terra e alla mia Università quello che i miei maestri del tempo mi avevano trasferito e donato. Sentivo di avere un dovere morale da adempiere con i calabresi, che era quello di ricambiare quello che io avevo avuto da questo Campus. Se non ci fosse stata l’Università della Calabria io probabilmente non mi sarei neanche laureato, non avrei potuto andare fuori a studiare, e invece sono stato fortunato, sono rimasto qui ad Arcavacata dove ho trovato professori che mi hanno preso per mano e mi hanno indicato la strada da percorrere. Questo mi ha legato al Campus calabrese più di ogni altra cosa al mondo. Ecco perché sono ancora qui, e qui resterò per sempre. Fino alla fine”.

Presidente del Centro Internazionale di Studi Telesiani, Bruniani e Campanelliani, le sue opere sono tradotte oggi in 24 lingue diverse (33 paesi), tra cui cinese, giapponese e russo. Ma nonostante questo Nuccio Ordine è uno di quegli intellettuali italiani che non si è mai montato la testa, che ha incontrato e conosciuto gli scrittori e i filosofi più famosi del mondo, con cui ha condiviso ricerche e metodi di analisi, e a cui ha insegnato che in fondo allo stivale italiano c’è un paese bellissimo che si chiama Diamante, dove lui è nato, e un mare sublime che è il Tirreno, e che la sua terra di origine, che si chiama Calabria, è così bella e affascinante che non ha nulla da invidiare a nessun altro paese al mondo.

Insignito in Francia dei titoli di cavaliere (2009) e di commendatore (2014) dell'Ordre des palmes académiques, oltreché della Légion d’honneur (2012), Nuccio Ordine è inoltre membro d’onore dell’Istituto di filosofia dell’Accademia russa delle scienze (2010), curatore di prestigiose collane editoriali nazionali ed estere e collaboratore del Corriere della sera. Tra i suoi lavori più recenti vanno citati i saggi L'utilité de l'inutile: manifeste ( 2013) in cui ribadisce la necessità di quei saperi il cui valore essenziale è totalmente scevro da finalità utilitaristiche, Tre corone per un re. L'impresa di Enrico III e i suoi misteri (2015), serrata indagine sulla politica attuata dal sovrano francese per porre fine ai fanatismi e alle guerre di religione, Classici per la vita. Una piccola biblioteca ideale (2016), illuminante invito alla lettura dei testi fondamentali della letteratura mondiale, Gli uomini non sono isole. I classici ci aiutano a vivere (2018), un inno ai classici e a ciò che nella società viene considerato ingiustamente inutile perché non produce profitto, e George Steiner. L'ospite scomodo (2022), testimonianza dell'amicizia personale e intellettuale con il critico.

-In bocca al lupo allora, professore…

“Ma non ci davano del tu una volta”.

-Sì, ma allora eravamo ancora tutti e due molto giovani, e lei non era ancora una stella della cultura internazionale.

“Ti prego, riportiamo tutto a quando ci siamo lasciati. E’ più bella così la vita, non credi?”


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