Addio a Lamberto Cardia: il custode del risparmio che sfidò i "furbetti"

Morto a 91 anni l'ex presidente Consob e sottosegretario a Palazzo Chigi. Gestì i casi Parmalat, Cirio e la tempesta finanziaria del 2008.

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Sabato 14 Marzo 2026
Roma - 14 mar 2026 (Prima Notizia 24)

Morto a 91 anni l'ex presidente Consob e sottosegretario a Palazzo Chigi. Gestì i casi Parmalat, Cirio e la tempesta finanziaria del 2008.

Si è spento all'età di 91 anni Lamberto Cardia, figura centrale delle istituzioni italiane e protagonista assoluto della vigilanza sui mercati finanziari per oltre un decennio. Magistrato della Corte dei Conti con una lunga carriera nelle alte sfere della pubblica amministrazione, Cardia ha attraversato le fasi più critiche dell'economia nazionale, ricoprendo ruoli di primo piano sia nel governo che nelle autorità di garanzia.

La sua presidenza alla Consob, durata dal 2003 al 2010 dopo un periodo come commissario, è indissolubilmente legata alla gestione di "tempeste" senza precedenti. Il suo mandato iniziò sotto il segno del crac Parmalat, scoppiato pochi mesi dopo il suo insediamento, seguito dalla complessa stagione dei risparmi traditi. Sotto la sua guida, la Commissione ottenne un significativo rafforzamento dei poteri di vigilanza e di sanzione, strumenti che si rivelarono decisivi durante la crisi dei mutui subprime e il fallimento di Lehman Brothers nel 2008.

Cardia fu l'uomo che si oppose alla stagione dei cosiddetti "furbetti del quartierino". Nel 2005, la Consob da lui guidata accertò il patto parasociale occulto della Banca Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani per la scalata ad Antonveneta e intervenne nei tentativi di scalata di Unipol su BNL e di Stefano Ricucci su RCS. Tra i suoi successi normativi e sanzionatori si ricorda anche il caso Fiat-Ifil-Exor, che portò alla multa più alta mai inflitta nella storia del mercato finanziario italiano, confermata poi dalla Cassazione.

Prima dell'esperienza in Consob, Cardia aveva servito lo Stato ai vertici dell'esecutivo. Fu sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel governo Dini (1995-1996) e capo di gabinetto in diversi ministeri chiave, come Tesoro, Bilancio e Turismo. Dopo l'esperienza alla vigilanza sui mercati, passò alla presidenza di Ferrovie dello Stato, dove seguì dossier internazionali di rilievo come il tunnel del Brennero. Con la sua scomparsa, l'Italia perde un servitore dello Stato che ha saputo navigare tra turbolenze politiche e crisi economiche globali, lasciando in eredità un sistema di tutela del risparmio più solido e autorevole.


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