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  • Roma - Mercoledì 12 Agosto 2026

Ambiente: allarme WWF sugli incendi, 70mila ettari in fumo nel 2026, fermare la caccia a settembre

Nel report "È stata la mano dell'uomo" l'associazione evidenzia il +133% di roghi nel Paese rispetto alla media ventennale e sollecita le Regioni a sospendere la stagione venatoria a settembre.

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Dall'Ontario alla Francia, fino a Galles e Sicilia, la stagione estiva 2026 conferma una drammatica escalation degli incendi su scala globale. In Italia gli ettari percorsi dal fuoco hanno raggiunto quota 70.000, segnando un incremento del 133% rispetto alla media degli ultimi vent'anni e coinvolgendo per quasi un terzo del totale aree protette.

Particolarmente colpita l'Italia centrale e l'Abruzzo, dove il recente rogo partito da Lucoli lo scorso 22 luglio ha mandato in fumo circa 1.200 ettari, cui si affiancano i roghi a Rocca di Mezzo, Pescina, Collarmele, nel Pescarese e nel Chietino.

A livello continentale sono già andati distrutti 435.000 ettari, con un balzo di 100.000 ettari sul 2025, in un contesto segnato dal bimestre giugno-luglio più caldo mai registrato in Europa secondo il programma Copernicus.

Di fronte a questo scenario, l'ultimo report di WWF Italia intitolato "È stata la mano dell'uomo. Cambiare strategia per prevenire gli incendi estremi" ribadisce la necessità di spostare il baricentro dalle sole risposte emergenziali alla prevenzione strutturale, invocando una gestione forestale sostenibile, il pieno potenziamento dei Piani Antincendio Boschivo e una forte limitazione delle attività antropiche nei mesi critici. In particolare, l'organizzazione ambientalista ha formulato una richiesta formale alle Regioni affinché dispongano la sospensione o la forte limitazione della caccia nel mese di settembre, avvalendosi dei poteri previsti dalla legge 157/1992 a tutela degli ecosistemi provati da siccità e incendi.

"La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è oggi espressamente tutelata, con la biodiversità tutta, dall’articolo 9 della Costituzione. In una fase caratterizzata da ondate di calore durature e intense, che provocano siccità persistente e incendi diffusi, consentire il regolare svolgimento dell’attività venatoria a partire da settembre rischia di aggravare ulteriormente una situazione già estremamente critica per molte specie", ha dichiarato Francesco Cerasoli, presidente del WWF Abruzzo.

Cerasoli ha sollecitato l'avvio immediato di istruttorie tecnico-scientifiche da parte delle amministrazioni regionali per valutare l'impatto della crisi climatica sulla fauna selvaggia, concludendo che "la crisi climatica sta cambiando profondamente le condizioni di vita della fauna. Le istituzioni devono prenderne atto e adeguare le proprie decisioni: non è più possibile gestire l’attività venatoria come se ci trovassimo in condizioni ambientali ordinarie".

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