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I problemi degli studi legali, e quindi di migliaia di avvocati in tutta Italia, non finiscono mai. Anzi con il Covid e la pandemia si sono anche appesantiti e aggravati in maniera qualche volta letale per la gente comune che aspetta da uno studio legale risposte di giustizia. Emblematica la protesta dell’avvocato Anna Campilii.
I problemi degli studi legali, e quindi di migliaia di avvocati in tutta Italia, non finiscono mai. Anzi con il Covid e la pandemia si sono anche appesantiti e aggravati in maniera qualche volta letale per la gente comune che aspetta da uno studio legale risposte di giustizia. Emblematica la protesta dell’avvocato Anna Campilii.
E' membro dell’Associazione Giuriste italiane, Associazione avvocati giuslavoristi, associazione RING (Rapporti inter professionali). Classe 1940, l’avvocato Anna Campilii ci ha appena inviato da Parma, dove lavora, una lettera-aperta in cui pone un problema fondamentale per la vita di ogni avvocato.
Scrive testualmente: “Ritengo opportuno rappresentare nelle sedi istituzionali che molti legali si sono trovati nella necessità di lasciar scadere i termini processuali durante il periodo di emergenza Covid per contagi personali o famigliari o dei loro collaboratori e disservizi cagionati dalla quarantena, con conseguenti danni per i clienti ed incremento del contenzioso verso le assicurazioni della responsabilità professionale per omessa impugnazione”.
Come se ne esce?
“Tale inconveniente – risponde la famosa giurista emiliana- si potrebbe risolvere inserendo in uno dei decreti da convertire (ad es. nel DL 27.1.2022 n. 4 da convertire entro il 25 marzo) o in atti normativi idonei) il seguente articolo: " Disposizioni in materia di termini processuali. In considerazione della recrudescenza del coronavirus che ha colpito anche gli avvocati ed i loro collaboratori, durante il periodo di emergenza dal 01.01.2022 al 31.03.2022, è sospeso per tale periodo il decorso dei termini di decadenza per il compimento di qualsiasi atto di competenza degli avvocati nei procedimenti civili e penali".
Controindicazioni? Nessuna, assolutamente nessuna risponde l’avvocato Campilii.
“Tale norma non comporterebbe oneri di bilancio. Visto che gli avvocati non hanno assenze giustificate dal lavoro e non possono essere collocati in cassa integrazione, sembra equo consentire loro quanto meno di lavorare dopo la fine dell’emergenza”.
La legale che ci ha scritto si occupa esclusivamente di diritto civile. Nel corso degli anni ha accumulato notevole esperienza, con una particolare attenzione al ramo risarcimenti e risparmio. La materia che attualmente tratta in modo prevalente in tutta Italia (e anche alla Corte europea dei diritti umani) riguarda la previdenza dei liberi professionisti ed in particolare di ragionieri, dottori commercialisti, ingegneri, geometri, medici, in contraddittorio con le loro Casse (CNPR, CNAPDC, Inarcassa, CIPAG, ENPAM). Si tratta di una materia molto specialistica ed in costante movimento. Un'eco delle sue più recenti prese di posizione si trova cercando il suo cognome in articoli del Sole24ore. Come dire? La persona giusta per proporre al Parlamento le cose da fare, e subito anche, per evitare che sia davvero troppo tardi.
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