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  • Roma - Mercoledì 29 Aprile 2026

Bankitalia, debutta l’indice “Cri”: rischi contenuti per il sistema finanziario italiano

Il nuovo indicatore composito avrebbe anticipato le crisi del 1992 e del 2012. Secondo l'ultimo Rapporto sulla stabilità, le vulnerabilità attuali restano basse nonostante il rialzo dei tassi.

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La Banca d’Italia ha introdotto un nuovo strumento per monitorare la salute del sistema economico nazionale: il CRI (Cyclical Risk Indicator).

Secondo quanto riportato nell'ultimo Rapporto sulla stabilità finanziaria, questo indicatore composito conferma che “i rischi macrofinanziari di natura ciclica in Italia rimangono contenuti sulla base delle evidenze più recenti”.

L'istituto di Via Nazionale ha sviluppato questa misura per superare la visione parziale basata solo sull'andamento del credito, offrendo una valutazione più profonda delle vulnerabilità. “In questo contesto, un recente studio propone un indicatore composito del rischio sistemico relativo al ciclo finanziario (cyclical risk indicator, CRI) per l’Italia”.

Il nuovo indice è stato messo a punto “a partire da un insieme di variabili comunemente impiegate in letteratura per la loro capacità di anticipare le crisi finanziarie. Tra esse, sono state selezionate quelle che si sono dimostrate maggiormente in grado di predire gli episodi di stress macrofinanziario verificatisi nel nostro paese negli ultimi cinquant’anni”.

La validità del modello è confermata dalla sua capacità di lettura storica. Infatti, secondo Bankitalia, “l’indicatore avrebbe fornito un segnale utile per anticipare i più importanti episodi di stress finanziario registrati in Italia nel periodo esaminato, incluse le crisi del 1991-92 e del 2011-12”.

Il calcolo si basa su sei parametri specifici: il rendimento dei BTP, il rapporto prezzi-canoni delle abitazioni, il saldo delle partite correnti su PIL, la capitalizzazione di borsa, il debito reale delle famiglie e i prestiti bancari al settore privato.

Le analisi più recenti sottolineano che il CRI “fornisce informazioni aggiuntive sia rispetto ai singoli indicatori che lo compongono, sia rispetto allo scostamento del rapporto tra credito e Pil dal suo trend di lungo periodo”.

Guardando al presente, i dati del primo trimestre del 2026 “suggeriscono che il profilo di rischio ciclico resta coerente con una fase di contenuta accumulazione di vulnerabilità. Le principali fonti di rischio appaiono riconducibili alle possibili ricadute del significativo aumento dei tassi di interesse osservato negli ultimi anni”.

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