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  • Roma - Martedì 30 Giugno 2026

Bankitalia: in Sicilia i mutui restano i più cari d'Italia, Sardegna al top per convenienza

In Sicilia il tasso medio sfiora il 6% reale contro il 2,7% del comprensorio sardo.

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I divari territoriali che storicamente caratterizzano il tessuto economico italiano continuano a condizionare l'accesso al mercato del credito, penalizzando i consumatori in base alla regione di residenza.

Secondo l'ultimo report statistico elaborato dagli uffici della Banca d'Italia in merito alle condizioni strutturali e ai profili di rischiosità del comparto creditizio, la Sicilia si conferma la regione con i tassi di interesse sui mutui immobiliari più elevati dell'intera penisola.

Sul fronte opposto della classifica, la Sardegna consolida il proprio primato come area geografica più conveniente e accessibile per le famiglie che decidono di sottoscrivere un finanziamento per l'acquisto della prima casa.

I numeri diffusi da via Nazionale quantificano una forbice percentuale estremamente netta tra le diverse aree del Paese: in Sicilia l'indice si attesta attorno al 6%, a fronte del 2,7% registrato in Sardegna.

A titolo di confronto statistico, il tasso d'interesse registrato nel Lazio si attesta sul 2,86%, seguito a ruota dal 2,87% calcolato per la Lombardia. Il quadro per i mutuatari meridionali si complica ulteriormente se dal tasso nominale si passa al calcolo dell'Isc (Indicatore sintetico di costo), che comprende l'incidenza delle spese accessorie obbligatorie: i costi di istruttoria bancaria, le commissioni di mediazione e le polizze assicurative collegate ai contratti incrementano ulteriormente il peso finanziario complessivo delle rate.

L'analisi di Bankitalia estende il monitoraggio anche alle dinamiche di genere, facendo emergere una forte disparità nell'erogazione dei capitali nel Mezzogiorno. La quota di finanziamenti concessa a clientela esclusivamente femminile si ferma al 18,4%, una percentuale sensibilmente inferiore alla media nazionale che si attesta al 20,1%. Il mercato dei prestiti personali resta prevalentemente sbilanciato a favore degli uomini, i quali assorbono il 34,9% delle pratiche deliberate, mentre la restante quota del 46% viene gestita attraverso lo strumento dei contratti cointestati.

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