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  • Reggio Emilia - Martedì 30 Giugno 2026

Reggio Emilia: omicidio del pizzaiolo, la Lega chiede la remigrazione ma il killer è italiano. Opposizioni all'attacco

Il capogruppo emiliano del Carroccio Tommaso Fiazza retrocede dopo i rilievi degli inquirenti.

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La concitazione della cronaca nera e la fretta della propaganda elettorale hanno generato un profondo cortocircuito comunicativo all'interno della delegazione emiliano-romagnola del Carroccio.

Al centro del caso figura il tragico omicidio di Raffaele Stipa, il pizzaiolo aggredito e ucciso dietro il bancone della propria attività a Reggio Emilia. Nelle prime ore successive alla diffusione della notizia, il capogruppo della Lega in Regione, Tommaso Fiazza, ha diramato alle agenzie un comunicato dai toni perentori, intitolato: "Chi uccide per una pizza non può avere posto nella nostra comunità. Avanti con la remigrazione".

Nel testo si denunciava il fatto che la vittima fosse morta per essersi rifiutata di regalare cibo a uno straniero, descrivendo l'episodio come l'ennesima dimostrazione di una violenza incompatibile con l'ordinamento italiano.

L'impianto accusatorio del sindacato ispettivo si è tuttavia scontrato, nel giro di appena quaranta minuti, con le risultanze investigative ufficiali diramate dalle forze dell'ordine: il presunto killer è un cittadino italiano.

Alle 11.33 gli uffici del partito hanno inviato una richiesta di annullamento immediato del dispaccio alla luce delle nuove informazioni di legge.

Nel primo pomeriggio è stata poi distribuita una nota emendata in cui l'aggressione veniva ricondotta a una lite nata per questioni di debito pregresso.

I rappresentanti leghisti hanno parzialmente giustificato lo scivolone attribuendo la colpa alle prime ricostruzioni fornite dai media nazionali, mantenendo comunque una linea di fermezza contro l'uso di alibi sociali: "Le prime ricostruzioni della vicenda, diffuse da quotidiani nazionali e agenzie di stampa, sono state corrette dagli inquirenti, confermando che l’assassino è italiano, ma c’è un elemento che non cambia: un commerciante è stato ucciso mentre lavorava. E puntualmente si ricomincia a parlare di fragilità, dipendenze e disagi. Basta alibi. Nessuna condizione personale può attenuare la gravità della violenza".

L'inversione di rotta non ha evitato la dura reazione delle forze di minoranza. La deputata reggiana del Partito Democratico, Ilenia Malavasi, ha espresso il proprio cordoglio alla famiglia Stipa, stigmatizzando il comportamento dei partiti di maggioranza: "Siamo di fronte a una violenta reazione a episodi come questo, alimentata anche da esponenti politici di una destra che, sui social e sui mezzi di comunicazione, tende unicamente a fomentare una caccia al colpevole, ovviamente di origine straniera. Siamo abituati con leggerezza a scrivere le condanne prima di conoscere i fatti, guidati dal pregiudizio".

Ancora più duro l'affondo parlamentare di Francesco Silvestri, deputato del Movimento Cinque Stelle alla Camera, che ha attaccato direttamente il modello comunicativo dell'intero movimento sovranista: "Lo vediamo quotidianamente: Salvini e il suo partito, prima parlano e poi pensano. Ma quanto accaduto oggi dimostra quanta malafede, strumentalizzazione e propaganda ci sia dietro questa proposta. Le responsabilità ovviamente sono in primis di chi si è reso artefice di questa figuraccia, ma d’altronde l’esempio gli viene dall’alto".

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