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L'addio alla 41enne uccisa a Bergamo dal marito Vincenzo Dongellini. Il parroco mette in guardia dalla "malattia delle relazioni", mentre le amiche ricordano il sorriso della vittima nonostante "l'inferno che stava vivendo".
L'addio alla 41enne uccisa a Bergamo dal marito Vincenzo Dongellini. Il parroco mette in guardia dalla "malattia delle relazioni", mentre le amiche ricordano il sorriso della vittima nonostante "l'inferno che stava vivendo".
Un silenzio carico di dolore ha avvolto la chiesa parrocchiale di Borgo Santa Caterina a Bergamo per l'ultimo saluto a Valentina Sarto, la donna di 41 anni brutalmente uccisa a coltellate dal marito mercoledì scorso nella loro abitazione di Valtesse.
Alla cerimonia hanno partecipato familiari, amici e le istituzioni cittadine, rappresentate dalla sindaca Elena Carnevali, che al termine della funzione ha stretto in un lungo abbraccio Lia Ventura, la madre della vittima.
Durante l'omelia, don Pasquale Pezzoli ha pronunciato parole durissime contro la cultura del controllo e del possesso che sfocia nel sangue: "Non vogliamo abituarci alla violenza di gesti e parole. Sì, anche delle parole, perché è dalle parole che inizia la violenza. Mi sembra che un gesto di violenza e potere tradisca debolezza del cuore.
Si tratta di una gravissima malattia delle relazioni, di una degenerazione dell'amore che si mostra nel desiderio di controllare, nello sfruttamento della debolezza dell'altro, nel controllo della sua libertà e del rapporto in cui uno finisce per eliminare l'altro solo perché sfugge alle nostre pretese. Amare significa essere liberi di donare, non di possedere, non di eliminare, ma di fare spazio e di far crescere".
Il momento più toccante della celebrazione è stato il ricordo delle amiche di Valentina, che dall'altare hanno letto una lettera dedicata alla 41enne: "Eri una ragazza piena di sogni, sempre pronta a sorridere nonostante l'inferno che stavi vivendo. Piccola farfalla, ora vola libera senza il peso che avevi nel cuore".
Un messaggio che squarcia il velo sulla sofferenza silenziosa che Valentina portava dentro prima della tragedia. La salma è stata poi accompagnata al cimitero, mentre la comunità di Bergamo si interroga ancora una volta su come prevenire simili abissi di violenza domestica.
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