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La Presidente della Commissione Europea detta la linea della prudenza dopo l'incontro con il premier australiano Albanese. Priorità alla de-escalation e alla soluzione negoziata per proteggere i mercati energetici globali.
La Presidente della Commissione Europea detta la linea della prudenza dopo l'incontro con il premier australiano Albanese. Priorità alla de-escalation e alla soluzione negoziata per proteggere i mercati energetici globali.
L'Unione Europea non interverrà militarmente nello Stretto di Hormuz finché il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran rimarrà in una fase attiva.
La posizione di Bruxelles, improntata alla massima cautela strategica, è stata ribadita con fermezza a Canberra da Ursula von der Leyen, dopo l'incontro con il premier australiano Anthony Albanese: “I leader dell’Unione Europea sono stati molto chiari: solo quando le ostilità saranno cessate si potrà prendere in considerazione un’operazione o una missione”.
Ogni possibile dispiegamento marittimo è dunque subordinato al ripristino di condizioni di sicurezza stabili e al termine dei combattimenti, escludendo un coinvolgimento europeo nel cuore dell'escalation.
La preoccupazione principale resta l'impatto della crisi sulle catene di approvvigionamento e sui costi dell'energia. La tensione in uno dei principali snodi mondiali per il traffico di idrocarburi sta già scuotendo le economie avanzate: “Tutti avvertiamo gli effetti a catena sui prezzi del gas e del petrolio, sulle nostre imprese e sulle nostre società”, ha avvertito la Presidente, aggiungendo che “è di fondamentale importanza arrivare a una soluzione negoziata”.
Nonostante una dichiarazione congiunta di grandi potenze come Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Giappone abbia confermato la volontà di garantire la libera navigazione, l'approccio UE resta diplomatico.
Dall'altra parte, l'Iran ha rassicurato sul fatto che non intende chiudere totalmente lo Stretto, pur precisando che eventuali azioni belliche colpiranno esclusivamente asset riconducibili a Washington e Tel Aviv.
Questa distinzione mantiene altissimo il livello di allerta per il traffico commerciale internazionale. In questo scenario, l'eventuale missione europea si configurerebbe esclusivamente come uno strumento di stabilizzazione post-conflittuale, confermando che per Bruxelles, al momento, la priorità assoluta è evitare che la crisi si trasformi in una guerra regionale su larga scala.
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