Bologna, sanità, Lisei (FdI): ritardi negli interventi chirurgici, nessuno sa se sale operatorie sono usate bene
"La sanità deve restare pubblica, e farsi aiutare dal privato all’occorrenza, ma pare che qui si stia pericolosamente costruendo una sanità privata che all’occorrenza prova anche a rimanere pubblica".
(Prima Notizia 24)
Giovedì 21 Luglio 2022
Bologna - 21 lug 2022 (Prima Notizia 24)
"La sanità deve restare pubblica, e farsi aiutare dal privato all’occorrenza, ma pare che qui si stia pericolosamente costruendo una sanità privata che all’occorrenza prova anche a rimanere pubblica".

"Lo scorso 12 luglio, come Consigliere Regionale, ho presentato una richiesta alla Giunta per conoscere il numero di ore di inutilizzo delle sale operatorie delle diverse Aziende USL locali dal 2018 ad oggi. L’ho fatto a seguito di numerose segnalazioni di cittadini che lamentavano di dover attendere molti mesi per interventi importanti che continuavano a venire rimandati, anche prima dell’emergenza provocata dal Covid, generando una situazione di disagio inammissibile.

Esattamente ieri mi è stato risposto con una nota ufficiale della Regione che riporta, testualmente: “Non esistono flussi regionali e/o aziendali per il monitoraggio delle sale operatorie”, tradotto, nessuno misura l’effettivo utilizzo delle sale operatorie.

Si naviga a vista, insomma, eludendo quel banalissimo principio, noto a chiunque voglia rendere efficiente e produttivo qualunque processo, secondo cui se non si controllano le risorse a disposizione è impossibile utilizzarle a pieno".

Lo dichiara Marco Lisei, capogruppo di Fratelli d'Italia per la Regione Emilia-Romagna.

"Ciò premesso, la stampa pubblica ormai quotidianamente report nei quali si evidenzia i gravi ritardi nelle prestazioni sanitarie, evidenziando di recente come ad oggi, nell’area di pertinenza delle Aziende USl di Bologna e Imola (Rizzoli compreso) si siano in attesa di essere effettuati ben 56 mila interventi chirurgici, 25 mila in più rispetto al 2019.

Non solo, di questi 56 mila interventi 8mila sono già scaduti, ossia si sarebbero già dovuti fare ma, con ‘buona pace’ dei cittadini che aspettano con pazienza, non sono stati fatti. A venire, più o meno garantiti, nell’arco di un mese, sono solo gli interventi considerati urgenti. Va da sé che questa situazione è diventata insopportabile e insostenibile per una Regione che continua a venire additata come esempio di eccellenza nella sanità ma che, all’apparir del vero, è eccellente solo per i professionisti sanitari che ci lavorano, meno per gli alti papaveri dirigenti, dato che oramai soffre delle stesse problematiche della gran parte delle Regioni, inefficienze che derivano anche dall’assenza di controllo e monitoraggio delle risorse che ha a disposizione", aggiunge Lisei.

"La sanità deve restare pubblica, e farsi aiutare dal privato all’occorrenza, ma pare che qui si stia pericolosamente costruendo una sanità privata che all’occorrenza prova anche a rimanere pubblica.

Iniziare a tenere il conteggio delle ore di effettivo impiego delle sale operatorie è a questo punto, il primo indispensabile passo da compiere per garantire ai cittadini quel diritto alla salute per il quale pagano le tasse, smettendo di nascondere la testa sotto la sabbia per non vedere che ormai quell’eccellenza tanto sbandierata del sistema sanitario emiliano romagnolo non esiste più", conclude.


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