
- Prima Notizia 24
- Roma - Mercoledì 24 Giugno 2026
Caccia, cambia la legge: più autonomia alle Regioni, nuove specie cacciabili e stretta contro il bracconaggio
La riforma venatoria in Italia conferisce più potere alle Regioni, introduce nuove specie cacciabili e inasprisce le pene contro il bracconaggio.
La riforma interviene sulla legge 157 del 1992, il principale testo normativo che disciplina la tutela della fauna selvatica e l'attività venatoria nel nostro Paese. Tra le novità simbolicamente più rilevanti c'è il cambio di impostazione della norma, che introduce il concetto di "gestione" della fauna selvatica. Nel nuovo impianto la caccia viene riconosciuta non soltanto come attività tradizionale legata al territorio, ma anche come pratica sportiva e strumento di controllo delle specie invasive. L'obiettivo dichiarato è quello di coinvolgere maggiormente il mondo venatorio nei processi decisionali relativi alla gestione del patrimonio faunistico.
Più aree aperte all'attività venatoria
Il disegno di legge amplia le possibilità di esercitare la caccia in alcuni territori pubblici. Le Regioni avranno infatti la facoltà di individuare nuove aree demaniali nelle quali consentire l'attività venatoria. Restano escluse le zone a prevalente vocazione turistica e ricreativa, come le spiagge, mentre vengono inserite nel sistema di pianificazione anche alcune aree del demanio forestale. La scelta concreta delle zone interessate sarà demandata agli enti regionali.
Via libera alla caccia in alcuni valichi montani
Uno dei punti più discussi della riforma riguarda i valichi attraversati dalle rotte migratorie degli uccelli. La normativa vigente prevedeva un divieto generalizzato dell'attività venatoria in prossimità di questi passaggi naturali. Con la riforma il divieto non sarà più assoluto e le Regioni potranno individuare i casi nei quali consentire la caccia, mantenendo comunque particolari tutele per i punti di passaggio obbligato dell'avifauna. La misura ha suscitato forti critiche da parte delle associazioni ambientaliste e di molti frequentatori della montagna, soprattutto per l'aumento del turismo escursionistico registrato negli ultimi anni.
Possibile la caccia sulla neve
Tra le novità figura anche la possibilità di autorizzare la caccia di selezione agli ungulati e le battute al cinghiale in presenza di terreno innevato. Attualmente questa pratica è vietata, ma il nuovo testo attribuisce alle Regioni la facoltà di consentirla sia nell'area alpina sia nel resto del territorio nazionale. La misura viene giustificata con esigenze di gestione faunistica, soprattutto nelle aree interessate da una forte presenza di cinghiali.
Arrivano i visori notturni
La riforma apre anche all'impiego di strumenti ottici ed elettronici per le attività di selezione. I cacciatori autorizzati potranno utilizzare visori notturni e altri dispositivi tecnologici, purché non classificati come materiale di armamento. Secondo i sostenitori della norma, questi strumenti permetteranno una maggiore precisione nell'individuazione degli animali. I critici, invece, temono che possano rendere più difficile il contrasto al bracconaggio.
Calendari venatori più flessibili
Cambiano anche le procedure per la definizione dei calendari di caccia. Il parere dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) non avrà più carattere vincolante ma assumerà una funzione prevalentemente consultiva. Le Regioni acquisiranno quindi maggiore autonomia nella definizione dei periodi di caccia, degli orari e delle eventuali proroghe della stagione venatoria oltre le scadenze tradizionali. Una scelta che, secondo le opposizioni e le associazioni ambientaliste, rischia di ridurre il peso delle valutazioni scientifiche.
Nuove specie cacciabili
Il disegno di legge amplia l'elenco delle specie che potranno essere oggetto di prelievo venatorio. Tra queste figurano l'oca selvatica, il colombaccio e il piccione domestico. Novità anche sul fronte della gestione del lupo: l'animale non diventa specie cacciabile, ma il declassamento del suo livello di protezione consentirà alle Regioni di adottare eventuali piani di contenimento in situazioni particolari. Vengono inoltre allentate alcune limitazioni relative all'utilizzo dei richiami vivi, che potranno essere catturati, inanellati e impiegati entro determinati limiti numerici.
Cacciatori europei equiparati a quelli italiani
La riforma interviene anche sulle autorizzazioni per i cacciatori stranieri. Le licenze rilasciate dagli Stati dell'Unione Europea e dello Spazio economico europeo saranno riconosciute come equivalenti a quelle italiane, facilitando l'accesso all'attività venatoria nel nostro Paese. L'obiettivo è uniformare il sistema alle normative comunitarie e favorire una maggiore mobilità dei praticanti.
Multe per chi ostacola le battute di caccia
Una delle norme più controverse introduce una specifica sanzione amministrativa per chi interrompe o ostacola intenzionalmente attività venatorie o operazioni di controllo faunistico autorizzate. Le multe potranno arrivare fino a 900 euro e la disposizione potrebbe coinvolgere anche alcune forme di protesta non violenta organizzate dagli attivisti animalisti.
Le aziende venatorie diventano imprese
Importanti cambiamenti riguardano anche le aziende faunistico-venatorie. Le strutture non saranno più obbligate a operare senza fini di lucro e potranno assumere una vera e propria natura imprenditoriale. Ai gestori sarà inoltre riconosciuta la qualifica di imprenditore agricolo, con la possibilità di accedere a fondi pubblici e strumenti di sostegno economico destinati alla gestione del territorio.
Pene più severe contro il bracconaggio
Accanto all'ampliamento delle possibilità di esercizio della caccia, il disegno di legge introduce un significativo inasprimento delle sanzioni contro il bracconaggio. Le pene previste per chi caccia durante i periodi di divieto, utilizza strumenti non consentiti o abbatte specie protette vengono aumentate in maniera consistente rispetto alla normativa vigente. Particolarmente severe le sanzioni per chi colpisce specie simbolo della fauna italiana, come l'orso bruno marsicano, per il quale sono previste pene detentive fino a due anni e multe che possono raggiungere i 20 mila euro. Restano inoltre vietate e punite le attività venatorie all'interno di parchi nazionali, riserve naturali, oasi protette e altre aree sottoposte a particolari vincoli ambientali.
Un testo destinato a far discutere
La riforma rappresenta uno degli interventi più significativi degli ultimi decenni in materia venatoria. Da una parte il mondo della caccia saluta con favore l'ampliamento delle opportunità operative e il maggiore ruolo affidato alle Regioni. Dall'altra ambientalisti e opposizioni denunciano il rischio di un indebolimento delle tutele per la fauna selvatica. Il confronto politico e sociale attorno al provvedimento appare quindi destinato a proseguire anche nei prossimi mesi.
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24















