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  • Roma - Mercoledì 15 Luglio 2026

Attivisti contro il Ddl caccia: "Regalo contro natura a minoranza in via d'estinzione"

Green Impact, Pro Natura e Gruppo Randagio presentano due dossier contro la riforma: "Il 94% degli italiani vuole limitare l'attività venatoria, incostituzionale e scientificamente infondata".

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Una riforma pensata su misura per una fetta sempre più esigua e anziana della popolazione, in palese contrasto con il volere della stragrande maggioranza dei cittadini, con la Costituzione e con la scienza biologica. È questo il duro atto d'accusa lanciato dalle associazioni Green Impact, Federazione Nazionale Pro Natura e Attivisti Gruppo Randagio contro il disegno di legge sulla caccia.

I dati demografici parlano chiaro: i cacciatori attivi rappresentano oggi meno dell'1% degli aventi diritto al voto in Italia, sono per il 98% maschi, concentrati prevalentemente nella fascia d'età tra i 60 e gli 80 anni, e il loro peso elettorale è destinato a ridursi ulteriormente fino allo 0,3-0,4% entro il 2030.

Nonostante questo inarrestabile declino, denunciano gli attivisti, l'esecutivo ha deciso di rimettere mano alla storica Legge 157/1992. Una mossa che non punta a rafforzare la tutela della fauna selvatica, bensì ad ampliare le specie cacciabili, i territori in cui è possibile sparare e gli strumenti da utilizzare.

Le associazioni promotrici hanno commissionato due pareri indipendenti per smontare le fondamenta del disegno di legge, rivolgendosi direttamente alle opposizioni e alle componenti più moderate della maggioranza, come Forza Italia, affinché si battano alla Camera per invertire la rotta.

"La Legge 157 è stata riaperta per favorire i cacciatori anziani. Ma si può decidere l'esatto contrario: introdurre dei divieti - la scelta più coerente con Costituzione, scienza e volontà popolare", affermano gli attivisti.

La volontà dei cittadini, d'altronde, emerge in maniera netta dai sondaggi più recenti: secondo l'istituto Piepoli, il 94% degli italiani chiede di abolire o limitare fortemente la caccia, mentre le rilevazioni Ipsos ed Eurispes confermano che il 61% è contrario al nuovo ddl, il 70% si dichiara ostile all'attività venatoria in generale e ben l'85% la percepisce come un serio rischio per la sicurezza pubblica.

Il primo documento, curato dal costituzionalista Franco Sicuro dell'Università di Bari, individua ben 14 profili di incostituzionalità nel testo del ddl. Sotto la lente dei giuristi c'è l'illegittima equiparazione tra i concetti di "protezione" e "gestione" della fauna — in netto contrasto con l'articolo 9 della Costituzione che tutela l'ambiente e la biodiversità —, lo svuotamento del ruolo scientifico e vincolante dell'Ispra e l'estensione dell'attività venatoria anche alle aree demaniali e protette.

Sul piano scientifico, lo studio firmato dai biologi Ettore Randi (Università di Aalborg) e Andrea Mazzatenta (Università di Chieti-Pescara) demolisce definitivamente la figura del "cacciatore bioregolatore" spesso sbandierata dai sostenitori del provvedimento.

Secondo gli esperti, intensificare gli abbattimenti non serve a tenere sotto controllo la fauna ma produce una vera e propria "bio-distruzione": la pressione venatoria altera le dinamiche sociali delle specie selvatiche, eliminando gli individui che regolano naturalmente la riproduzione e provocando, di contro, una crescita incontrollata delle popolazioni. Il ruolo di vero e unico bioregolatore spetta invece ai predatori naturali come il lupo, capace di mantenere l'equilibrio ecologico attraverso una selezione naturale e mirata.

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