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- Roma - Martedì 9 Giugno 2026
Calcio, Mondiali, tegola sulla Fifa: gli Usa negano il visto all'arbitro somalo Artan
Clamoroso respingimento all'aeroporto di Miami per il fischietto 34enne, premiato nel 2025 come miglior direttore di gara africano dalla CAF. Nonostante il passaporto diplomatico e un visto regolare, le autorità di frontiera americane lo dichiarano "inammissibile". Proteste da Mogadiscio per il danno d'immagine, mentre la FIFA si smarca: "Decisioni di competenza esclusiva delle autorità nazionali".
Una pesante tegola di natura geopolitica e burocratica si abbatte sulla macchina organizzativa dei Mondiali di calcio negli Stati Uniti: l'arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan, 34 anni, inserito nella lista ufficiale dei direttori di gara selezionati per arbitrare i match della rassegna iridata, è stato respinto all'ingresso nel territorio statunitense subito dopo il suo atterraggio all'aeroporto internazionale di Miami, in Florida.
Il fischietto africano, asceso ai vertici del calcio continentale e premiato nel 2025 come miglior arbitro del suo continente dalla CAF (Confédération Africaine de Football), è stato sottoposto a un controllo di sicurezza aggiuntivo da parte degli agenti del Customs and Border Protection (CBP).
Secondo quanto dettagliato da un portavoce del CBP ai microfoni della CNN, il direttore di gara è rimasto bloccato nel corso di una procedura di verifica supplementare, considerata una prassi di routine per stabilire l'ammissibilità dei passeggeri stranieri all'interno dei confini americani. Al termine dei controlli in isolamento, tuttavia, l'arbitro è stato ufficialmente dichiarato “inammissibile a causa di problemi di verifica” e respinto direttamente alla frontiera, senza che gli uffici doganali fornissero ulteriori dettagli sulle specifiche ragioni che hanno determinato il diniego.
Il provvedimento restrittivo è scattato in modo inaspettato, considerando che, secondo i documenti in possesso del ministero dello Sport della Somalia, Artan viaggiava con un visto d'ingresso regolare e con un passaporto diplomatico rilasciato a Nairobi.
Le istituzioni somale hanno espresso una dura contestazione formale nei confronti delle autorità di Washington, definendo la misura un grave danno non solo per la carriera del professionista ma anche per l'intera reputazione del movimento sportivo, nonché una palese violazione dei valori di equità e fair play.
La vicenda si inquadra nel complesso reticolo di restrizioni ai viaggi e di rigidità consolari che l'amministrazione degli United States applica nei confronti dei cittadini provenienti da 39 specifiche nazioni, all'interno del quale è ricompresa anche la Somalia. Le rigide misure rispondono a un pacchetto normativo volto alla sicurezza nazionale e al monitoraggio dei flussi migratori, che impone severi screening e accertamenti rafforzati per determinati passaporti d'origine.
Davanti al potenziale incidente diplomatico, i vertici del calcio mondiale hanno preferito mantenere una posizione di assoluta neutralità. Attraverso un comunicato ufficiale, la FIFA ha voluto chiarire di non avere alcuna voce in capitolo o coinvolgimento diretto nelle dinamiche e nelle procedure d'immigrazione gestite dagli organi interni dei Paesi ospitanti la manifestazione.
La Federazione internazionale ha sottolineato che le decisioni sul rilascio dei visti e sul diritto di transito sul suolo americano restano di “competenza esclusiva delle autorità nazionali”, aggiungendo che lo status del direttore di gara non risulta al momento modificato a livello sportivo.
Dal canto loro, i vertici del Customs and Border Protection hanno preferito non alimentare il dibattito, limitandosi a confermare la gestione del fascicolo all'interno dei protocolli standard di controllo aeroportuale e ribadendo il massimo riserbo sulle motivazioni specifiche del respingimento.
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