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  • Roma - Giovedì 25 Giugno 2026

Camaiore, uccide la moglie e il figlio nel giardino di casa: arrestato un 63enne. Il giovane aveva denunciato: "Mio padre mi preferisce morto che gay"

Tragedia familiare a Pieve di Camaiore, in Versilia. Un operaio di 63 anni ha sparato e ucciso la moglie e il figlio con un fucile da caccia regolarmente detenuto. Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori, anche i contrasti legati all'orientamento sessuale del giovane e al suo desiderio di intraprendere un percorso di affermazione di genere.

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Un tranquillo pomeriggio d'estate si è trasformato in una tragedia familiare a Pieve di Camaiore, nell'entroterra della Versilia. Un uomo di 63 anni, Piero Moriconi, è stato arrestato con l'accusa di aver ucciso la moglie, Kety Andreoni, di 52 anni, e il figlio Mirko, di 24, sparando loro con un fucile da caccia regolarmente detenuto. Il duplice omicidio si è consumato nel giardino dell'abitazione di famiglia. Secondo quanto ricostruito, l'uomo avrebbe esploso diversi colpi a distanza ravvicinata, senza lasciare scampo alle due vittime.

"Finalmente mi sono liberato di loro."

Dopo aver sparato, il sessantatreenne non si è allontanato. Ha riposto l'arma e si è seduto su un muretto, attendendo l'arrivo dei carabinieri e degli agenti di polizia, allertati dai vicini che avevano sentito gli spari. Ai militari avrebbe pronunciato poche parole. "Finalmente mi sono liberato di loro." L'uomo è stato arrestato sul posto con l'accusa di duplice omicidio volontario.

L'orientamento sessuale del figlio tra le piste del movente

Tra gli elementi emersi nelle prime fasi delle indagini ci sarebbero i profondi contrasti familiari legati all'orientamento sessuale del figlio. Secondo le ricostruzioni, Mirko era omosessuale e aveva manifestato il desiderio di intraprendere un percorso di affermazione di genere. Sui propri profili social pubblicava fotografie in cui appariva truccato e con abiti femminili. Gli investigatori stanno verificando se proprio questa situazione abbia contribuito ad alimentare tensioni sempre più frequenti all'interno della famiglia.

La madre era sempre dalla parte del figlio

Dalle prime testimonianze raccolte emerge che Kety Andreoni avrebbe sempre sostenuto il figlio durante i continui contrasti con il marito. Madre e figlio erano molto legati e, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la donna avrebbe preso le sue difese anche negli ultimi mesi, quando le discussioni in casa si sarebbero fatte sempre più frequenti e accese.

Quel post pubblicato tre anni fa

A rendere ancora più drammatica la vicenda è un messaggio pubblicato da Mirko sui social nel 2022. Il giovane, che utilizzava il nome Michelangelo Andreoni e il cognome della madre, aveva scritto: "Ragazzi, è brutto pensare che un padre ti preferisce morto che gay." Un post che oggi viene riletto alla luce della tragedia e che gli investigatori stanno acquisendo tra gli elementi utili per ricostruire il contesto familiare.

L'ultima discussione prima degli spari

Secondo una prima ricostruzione, il ventiquattrenne aveva trascorso il pranzo a casa di una zia che vive nelle vicinanze. Rientrato nell'abitazione nel primo pomeriggio, sarebbe scoppiata l'ennesima lite con il padre. Pochi istanti dopo sono stati esplosi i colpi di fucile. Quando i sanitari del 118 sono arrivati sul posto hanno tentato a lungo di rianimare madre e figlio, ma per entrambi non c'era ormai più nulla da fare.

Una famiglia segnata da tensioni continue

I vicini raccontano di frequenti discussioni all'interno dell'abitazione, soprattutto negli ultimi tempi. Anche alcuni parenti hanno riferito che Mirko stava attraversando un periodo di forte difficoltà personale. Piero Moriconi lavorava come operaio in un'azienda specializzata in asfaltature stradali, mentre la moglie era impiegata in una Rsa della zona. Il figlio, dopo aver frequentato l'istituto alberghiero di Viareggio, aveva iniziato a lavorare come cameriere in Versilia.

Le indagini della Procura

Sul luogo del duplice omicidio sono intervenuti il magistrato di turno della Procura di Lucca, Elena Leone, e il medico legale Stefano Pierotti, che ha eseguito un primo esame esterno sui corpi prima del trasferimento all'obitorio. Le indagini proseguono per ricostruire nel dettaglio quanto accaduto e chiarire la sequenza degli eventi che hanno portato alla tragedia.

Le reazioni del mondo politico

La vicenda ha suscitato numerose reazioni anche sul piano politico. "Quanto accaduto lascia sgomenti. Ciò che emerge è inquietante: un ragazzo che denunciava il clima d'odio in cui viveva, che raccontava di non essere accettato dal padre. Un contesto che riporta all'omofobia che la destra non solo nega ma alimenta.", ha dichiarato Alessandro Zan del Partito Democratico. Sulla vicenda è intervenuto anche Fabrizio Marrazzo, portavoce del Partito Gay Lgbt+, che ha espresso sconcerto e preoccupazione per quanto accaduto. La Procura dovrà ora accertare il movente del duplice omicidio e verificare se i contrasti legati all'identità e all'orientamento sessuale del giovane abbiano avuto un ruolo determinante nella tragedia che ha sconvolto la comunità di Camaiore.

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