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- Roma - Venerdì 26 Giugno 2026
Obesità e diabete, da Bruxelles una strategia comune europea
A Bruxelles, la COTA Alliance promuove una strategia europea contro obesità e diabete, con l'Italia come modello per il riconoscimento dell'obesità come malattia cronica.
L'obesità, il diabete e le patologie cardiometaboliche rappresentano una delle sfide sanitarie più complesse per l'Europa. Per affrontarla serve una risposta condivisa tra i Paesi membri, capace di superare le differenze nei sistemi sanitari e garantire ai cittadini un accesso più equo alla prevenzione e alle cure. È questo il messaggio emerso dall'incontro internazionale "European Health Future: Towards a Coordinated Agenda on Obesity and Cardiometabolic Challenge", ospitato al Parlamento Europeo di Bruxelles nell'ambito delle attività della COTA Alliance (Cardiometabolic, Diabetes & Obesity Tackling Alliance). L'iniziativa, promossa nel contesto delle attività coordinate dalle American Chambers con il supporto di Lilly, ha riunito rappresentanti istituzionali europei, delegazioni provenienti da undici Paesi, società scientifiche e associazioni dei pazienti con l'obiettivo di favorire una maggiore cooperazione internazionale e accelerare l'attuazione del Safe Hearts Plan, il programma europeo dedicato alla prevenzione e alla gestione delle malattie cardiometaboliche.
Una sfida sanitaria che riguarda milioni di cittadini
I numeri fotografano una situazione sempre più preoccupante. Le malattie cardiovascolari continuano infatti a rappresentare la prima causa di morte nell'Unione Europea, con circa 1,7 milioni di decessi ogni anno e un impatto economico superiore ai 282 miliardi di euro, ai quali si aggiungono quasi 47 miliardi di perdita di produttività. A rendere ancora più complesso il quadro contribuisce la crescita costante del diabete, che interessa ormai il 7,8% della popolazione europea, e dell'obesità, oggi diffusa in un cittadino europeo su sei ma destinata, secondo le stime, a coinvolgere addirittura una persona su due entro il 2030. Una patologia che continua troppo spesso a essere considerata una semplice conseguenza dello stile di vita, mentre la comunità scientifica la definisce una malattia cronica, progressiva e recidivante. Le complicanze legate a obesità e sovrappeso provocano ogni anno circa 1,2 milioni di morti nel continente e generano costi destinati a raggiungere, entro il 2035, i 4,3 trilioni di dollari a livello mondiale.
Il modello italiano diventa un punto di riferimento
Tra le esperienze presentate durante il confronto internazionale ha suscitato particolare interesse quella italiana. Il nostro Paese è stato infatti il primo al mondo a riconoscere ufficialmente l'obesità come malattia cronica attraverso la Legge 149 del 2025, introducendo un sistema che prevede percorsi di cura dedicati, monitoraggio della patologia e uno specifico fondo strutturale destinato agli interventi. L'esperienza italiana è stata illustrata dal presidente della Commissione Affari Sociali della Camera, Ugo Cappellacci, come esempio di un approccio capace di trasformare il riconoscimento normativo in strumenti concreti per la presa in carico dei pazienti.
Le buone pratiche dagli altri Paesi europei
Il confronto ha permesso di mettere in evidenza anche altre esperienze considerate particolarmente efficaci. La Grecia ha illustrato il programma "Prolamvano", un sistema di screening gratuito finanziato attraverso il piano Grecia 2.0, inizialmente dedicato ad altre patologie e successivamente esteso anche all'obesità, che ha consentito di raggiungere milioni di cittadini favorendo diagnosi precoci e accesso tempestivo ai trattamenti. Dalla Francia è arrivata invece la presentazione della nuova Roadmap nazionale 2026-2030, basata su un modello di presa in carico integrata dei pazienti e su misure volte a garantire un accesso più equo alle innovazioni terapeutiche.
Più cooperazione tra gli Stati membri
Uno dei temi centrali emersi nel corso dell'incontro riguarda la necessità di ridurre le profonde differenze che ancora caratterizzano l'accesso alle cure nei diversi Paesi europei, soprattutto nell'Europa centro-orientale, dove obesità e diabete presentano livelli di diffusione e mortalità particolarmente elevati. Durante la tavola rotonda dedicata alla cosiddetta "Country Readiness" sono intervenuti rappresentanti di Polonia, Romania, Repubblica Ceca, Ungheria, Croazia, Bulgaria, Slovenia, Slovacchia, Lituania e Cipro, sottolineando la necessità di rafforzare le strategie nazionali, incrementare gli investimenti e integrare maggiormente prevenzione e assistenza sanitaria anche in vista dell'introduzione degli health check armonizzati raccomandati dall'Unione Europea entro la fine del 2026.
Picaro: "L'accesso alle cure è un principio democratico"
Tra gli interventi istituzionali, l'eurodeputato Michele Picaro ha sottolineato il valore del Safe Hearts Plan come occasione per ridurre le disuguaglianze esistenti tra i sistemi sanitari europei. "Il Safe Hearts Plan segna un cambio di passo storico per l'Unione Europea nell'approccio alle malattie cardiometaboliche, ma la vera sfida si gioca ora sul terreno dell'attuazione nazionale, che resta di competenza degli Stati membri. L'equità nell'accesso alla prevenzione e alle cure non è solo un obiettivo sanitario, ma un principio democratico fondamentale su cui costruire il futuro della salute in Europa. Piattaforme come COTA, che supportano la cooperazione tra diversi Paesi, la comunità scientifica e i pazienti, rappresentano un grande valore per accelerare questo percorso".
Crolla: "Condividere le migliori esperienze"
Sulla stessa linea Simone Crolla, Managing Director di American Chamber of Commerce in Italy, che ha evidenziato come il progetto stia diventando una piattaforma stabile di confronto tra istituzioni, mondo scientifico, associazioni dei pazienti e industria. "La tappa del Parlamento Europeo rappresenta un passaggio importante nel percorso di crescita della COTA Alliance. Dopo l'avvio delle prime iniziative in Paesi come Italia, Polonia e Croazia, stiamo consolidando una piattaforma permanente di dialogo tra istituzioni, comunità scientifica, associazioni dei pazienti e industria. Il nostro obiettivo è favorire la condivisione delle migliori esperienze europee, a partire dal modello italiano sul riconoscimento dell'obesità come malattia cronica, affinché possano diventare un patrimonio comune e contribuire a rafforzare la sostenibilità dei sistemi sanitari e il benessere dei cittadini europei".
Lilly: innovazione e politiche devono procedere insieme
Anche Federico Villa, Associate Vice President Corporate Affairs & Patient Access di Lilly Italy Hub, ha evidenziato la necessità di accompagnare il progresso della ricerca scientifica con un'evoluzione delle politiche sanitarie. "L'innovazione da sola non basta per affrontare efficacemente questa emergenza: servono politiche sanitarie e modelli organizzativi in grado di garantire diagnosi tempestive, percorsi di cura integrati e un accesso equo all'innovazione per i cittadini europei. In questo senso, iniziative come la COTA Alliance possono favorire la cooperazione tra Stati membri e il dialogo tra evidenza scientifica e decisori pubblici, contribuendo a costruire una risposta più efficace e sostenibile".
L'obiettivo: una risposta europea condivisa
Al termine dei lavori la COTA Alliance ha ribadito l'intenzione di proseguire il percorso avviato a Bruxelles attraverso un confronto permanente tra istituzioni europee, comunità scientifica, associazioni dei pazienti e stakeholder, con l'obiettivo di costruire strategie condivise che consentano a tutti i cittadini europei di accedere, indipendentemente dal Paese di residenza, a diagnosi precoci, cure appropriate e percorsi assistenziali sempre più efficaci.
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