Camera dei Deputati. Gratteri “Le mafie dominano anche la rete digitale” Allarmante il Report della Fondazione Magna Grecia.

Roma-Ancora il giudice Nicola Gratteri protagonista questa mattina a Montecitorio del Report sulle “Mafie che governano anche la rete digitale”, e ancora una lezione magistrale sul futuro delle indagini dal magistrato più esposto oggi in Europa nella lotta alla Ndrangheta.

di Pino Nano
Martedì 09 Maggio 2023
Roma - 09 mag 2023 (Prima Notizia 24)

Roma-Ancora il giudice Nicola Gratteri protagonista questa mattina a Montecitorio del Report sulle “Mafie che governano anche la rete digitale”, e ancora una lezione magistrale sul futuro delle indagini dal magistrato più esposto oggi in Europa nella lotta alla Ndrangheta.

Dai pizzini ai social network, anche le mafie si sono adeguate al mondo digitale. Oggi comunicano con post, video e tweet, usati per parlare tra clan, per lanciare messaggi di avvertimento, per dare istruzioni, ma anche per arruolare nuove leve con codici e linguaggi che sembrano appartenere a veri e propri influencer.

E’ questo il dato di fondo che viene fuori dal rapporto “Le mafie nell’era digitale”, promosso dalla Fondazione Magna Grecia, e presentato questa mattina a Roma alla Camera dei Deputati con un parterre dei massimi esperti del fenomeno mafioso in Italia e nel mondo, da Antonio Nicaso, giornalista, scrittore, studioso dei fenomeni criminali, docente presso la Queen’s University Canada, a Marcello Ravveduto, docente presso l'Università degli Studi di Salerno e responsabile del progetto di ricerca “Le mafie nell’era digitale”, allo stesso Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Catanzaro e antesignano del tema avendo lui sperimentato per primo in Italia le prime intercettazioni digitali alla procura di Reggio Calabria e le sperimentazioni più avanzate nel corso degli anni successivi, conoscitore dunque come nessun altro in Italia del mondo dell’intelligence applicato alla lotta alla mafia.

 

Non a caso Nicola Gratteri ha tenuto ancora una volta una delle sue solite lezioni magistrali sul ruolo fondamentale che la scienza informatica può dare oggi a chi come lui dà la caccia ai latitanti della Ndrangheta in tutto il mondo, ricordando anche -e sottolineando più volte- che nel paragone con altri sistemi giudiziari internazionali non sempre siamo i primi, “ma potremmo diventarlo se si investisse di più nella lotta al mondo organizzato del crimine, come fanno per esempio gli americani, un sistema che non condivido anche se più pragmatico del nostro, o come fanno ancora meglio gli israeliani che hanno capito meglio di tutti gli altri quanto il controllo della rete sia fondamentale per capire cosa si muove attorno a noi e come intervenire in tempo per evitare il peggio”.

 

Un report che non mancherà di far discutere e di essere analizzato da quanti ogni giorno si confrontano con questo tema e che racconta il “fenomeno criminale” attraverso un’analisi di 90 GB di video TikTok, due milioni e mezzo di tweet, 20mila commenti a video YouTube e centinaia fra profili e pagine di Facebook e Instagram, “dai quali emergono – spiega il Presidente della Fondazione onorevole Nino Foti- “le caratteristiche di un fenomeno che sembra affermarsi sempre di più in una mescolanza dai confini labili tra reale e virtuale”.

Lo studio che abbiamo promosso – spiega il Presidente della Fondazione Magna Grecia Nino Foti- investiga quanto, entrambi questi ambiti, siano presidiati sul web, “e si pone l’obiettivo di definire i contorni e i contenuti delle modalità con cui le mafie vengono raccontate e si comunicano nel mondo digitale, anche perché siamo certi che sia fondamentale offrire strumenti di interpretazione e comprensione rispetto a tale nuovo “muoversi” della criminalità organizzata in un inedito intreccio tra reale e virtuale, ma anche rispetto al volume di informazione prodotta sul tema a livello mediatico”.

 


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