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  • Mercoledì 25 Febbraio 2026

Caporalato digitale: anche Deliveroo finisce in amministrazione giudiziaria

L’inchiesta della Procura di Milano si allarga: rider pagati il 90% in meno rispetto ai minimi contrattuali.

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Il terremoto giudiziario che ha colpito il settore del food delivery non accenna a fermarsi, investendo in pieno Deliveroo dopo aver già travolto Foodinho-Glovo.

La Procura di Milano ha infatti disposto il controllo giudiziario per la nota piattaforma di consegne, nell'ambito di una complessa indagine coordinata dal pubblico ministero Paolo Storari e condotta dai Carabinieri della tutela del lavoro.

Al centro dell'inchiesta si staglia l'accusa di caporalato, che ha portato alla nomina d’urgenza di un amministratore giudiziario per monitorare e correggere la gestione interna dell'azienda. Il quadro delineato dagli accertamenti investigativi è cupo e descrive una sistematica compressione dei diritti dei lavoratori.

Gli inquirenti hanno evidenziato come i rider operassero in un costante stato di bisogno, costretti ad accettare condizioni economiche ai limiti della sussistenza.

In alcuni frangenti, le retribuzioni corrisposte sono risultate inferiori del 90% rispetto ai parametri della contrattazione collettiva e alla soglia di povertà, creando un divario inaccettabile tra la mole di lavoro prestata e il compenso ricevuto.

Secondo la tesi dell'accusa, la piattaforma avrebbe approfittato della vulnerabilità dei fattorini, ignorando i principi di proporzionalità e qualità del lavoro previsti dalla legge.

Il provvedimento d'urgenza non mira solo a sanzionare, ma a ristabilire la legalità all'interno di un modello di business che, secondo i magistrati milanesi, ha operato troppo a lungo al di fuori delle garanzie minime previste per la tutela della dignità umana e professionale dei propri collaboratori.

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