
- Prima Notizia 24
- Martedì 28 Aprile 2026
Caso Minetti, scontro totale sulla grazia: il Ministero della Giustizia indaga. Le opposizioni: "Nordio si dimetta"
Via Arenula assicura che agli atti non risultano irregolarità, ma il M5S e il PD incalzano il Guardasigilli. Celli (Anm): "Se le notizie fossero confermate, il Capo dello Stato sarebbe stato ingannato".
Il caso della grazia concessa a Nicole Minetti infiamma il dibattito politico e istituzionale. Il Ministero della Giustizia, nel tentativo di rispondere celermente ai dubbi sollevati dal Quirinale, ha attivato una procedura interna per ricostruire i fatti.
Nonostante le ombre sollevate da alcune inchieste giornalistiche in merito all'adozione di un bambino che avrebbe favorito il provvedimento di clemenza, il dicastero guidato da Carlo Nordio precisa che “nessuno degli elementi negativi presentati in recenti articoli di stampa consta agli atti della procedura”.
Secondo la ricostruzione di via Arenula, l'iter per l'ex consigliera regionale, condannata per peculato e favoreggiamento della prostituzione, si sarebbe svolto regolarmente. Nella nota ufficiale si legge che “alla domanda dell’atto di clemenza proposta dall’interessata alla Presidenza della Repubblica ha fatto seguito l’istruttoria di rito, in esito alla quale il Procuratore generale di Milano ha espresso parere favorevole”.
Il Ministero sottolinea che la decisione è maturata “in assenza di elementi di connotazione negativa a carico della Minetti”, portando così al parere favorevole firmato dal Ministro e trasmesso al Colle.
Tuttavia, le opposizioni non accettano la linea della difesa e chiedono un passo indietro del Guardasigilli. I rappresentanti del Movimento 5 Stelle nelle commissioni Giustizia hanno usato toni durissimi, esortando Nordio a dare spiegazioni sull'istruttoria e poi a “togliere il disturbo, prima di fare altri danni”, definendo la gestione del caso come l'ennesimo esempio di “superficialità di un ministero allo sbando”.
Anche il Partito Democratico, tramite Debora Serracchiani, ha interpellato la premier Meloni chiedendo un passo indietro del ministro, trovando però la ferma replica di Nordio che ha invitato l'onorevole a rileggere “l’articolo 681 del codice di procedura penale, sui provvedimenti relativi alla grazia”.
La tensione resta altissima anche sul fronte giudiziario. Stefano Celli, vicesegretario dell’Associazione Nazionale Magistrati, ha espresso forte preoccupazione per le indiscrezioni di stampa relative a una possibile manipolazione degli elementi presentati nella domanda di grazia. Celli ha dichiarato a RaiNews24 che, se lo scenario venisse verificato, si tratterebbe di un fatto inaudito: “Se notizie confermate, sarebbe gravissimo: vorrebbe dire che il capo dello stato è stato ingannato”.
Il Ministero ha intanto ribadito alla Procura di Milano “la necessità di acquisire ogni informazione ed elemento utile a consentire l’opportuna valutazione” per chiudere definitivamente la vicenda.
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