Ultim’ora

Primo Piano

  • Prima Notizia 24
  • Venerdì 24 Aprile 2026

Caso neonati sepolti, Chiara Petrolini condannata a 24 anni e 3 mesi per l'omicidio del secondo figlio

La Corte d’Assise di Parma assolve la 22enne di Traversetolo per la morte del primo bambino. Disposto il risarcimento per l'ex fidanzato Samuel Gramelli e la sua famiglia.

Condividi questo articolo

Si è chiuso con una condanna a 24 anni e 3 mesi di carcere il primo grado di giudizio per Chiara Petrolini, la giovane di Traversetolo accusata di aver ucciso e sepolto nel giardino di casa i suoi due figli appena nati.

Dopo una camera di consiglio di tre ore, la Corte d’Assise di Parma ha emesso il verdetto per l'omicidio del secondo neonato (avvenuto nel 2024), decidendo però per l'assoluzione in merito al decesso del primo bambino (risalente al 2023), per il quale l'imputata è stata dichiarata non colpevole.

La sentenza include il pagamento delle spese processuali e il risarcimento dei danni a favore dell'ex compagno Samuel Gramelli e dei suoi genitori.

L'uscita dell'imputata dall'aula, scortata dai carabinieri, è stata accompagnata da momenti di forte tensione: mentre i genitori di Chiara abbandonavano il tribunale in lacrime, un gruppo di amici della ragazza si è scagliato con insulti verso i giornalisti, rendendo necessario l'intervento dei militari.

Il procuratore di Parma, Alfonso D’Avino, ha commentato la decisione definendola una “vicenda molto triste. Abbiamo due bambini morti: un dramma familiare che non trova molti riscontri nella vita ordinaria”.

Pur non parlando di soddisfazione, il procuratore ha notato che “la pena irrogata è di poco inferiore a quella che avevamo richiesto”, annunciando però che la Procura valuterà se “impugnare sul capo relativo al 2023”, in quanto convinta della colpevolezza della ragazza anche per il primo caso.

Sul fronte della difesa, l’avvocato Nicola Tria ha accolto con favore l'assoluzione per il primo episodio, ma ha criticato l'entità complessiva della pena. “Sono state solo parzialmente accolte le tesi della difesa”, ha dichiarato il legale, aggiungendo che “per una vicenda come questa la pena avrebbe potuto e dovuto essere più mite, tenendo conto di molti fattori”.

Tria ha inoltre ribadito che non verrà accantonato il tema della presunta patologia dell'imputata: “È quello di cui ho parlato molte volte, su cui non desisteremo”.

La difesa, riferendo che Petrolini “sperava in una sentenza più mite”, attenderà di leggere le motivazioni prima di procedere con l'eventuale ricorso in appello per ridiscutere la premeditazione e il peso delle attenuanti.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24

iscriviti alla newsletter PN24

Ricevi aggiornamenti, notizie, direttamente sulla tua casella email iscrivendoti alla newsletter settimanale Prima Notizia 24.

Iscriviti