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  • Roma - Martedì 5 Maggio 2026

Cavi sottomarini, il nuovo fronte della geopolitica: così lo Stretto di Hormuz minaccia economia digitale e sicurezza globale

La crisi di Hormuz porta alla luce una vulnerabilità strategica troppo a lungo sottovalutata: i cavi sottomarini, infrastrutture decisive per traffico dati, finanza, commercio e stabilità regionale, diventano oggi un nuovo campo di battaglia geopolitica tra guerra ibrida, interessi privati e sicurezza degli Stati.

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di Antonio Albanese

La crisi di Hormuz ha messo in evidenza una “profonda” “emergenza di connettività”: Teheran ha lasciato intendere che potrebbe tranciare i cavi con una vera operazione militare in uno scenario cinetico in cui sarebbe assai complicato pensare alle riparazioni necessarie e costringendo così la "Rete" a trovare vie alternative per il flusso informativo che passa per i cavi nello Stretto.

 

LIran, quindi, ha fatto prendere coscienza al mondo che i cavi sottomarini nello Stretto di Hormuz rappresentano un punto vulnerabile per leconomia digitale della regione e non solo. La complessità del sistema connettivo della Rete è fragile; è figlia di un periodo in cui la "pace" era garantita; oggi, in un clima di estrema volatilità geopolitica proprio la sua diffusione e fragilità sono divenute armi e nel contempo nuovo campo di battaglia.

 

Lo stretto braccio di mare è anche vitale per il mondo digitale. Diversi cavi in fibra ottica si snodano sul fondale marino dello Stretto, collegando paesi dallIndia e dal Sud-est asiatico allEuropa attraverso gli stati del Golfo e lEgitto. Cavi danneggiati causano rallentamenti o interruzioni di internet, disservizi alle-commerce, ritardi nelle transazioni finanziarie, con ripercussioni economiche.

 

Tra i principali cavi che attraversano lo Stretto di Hormuz figurano lAsia-Africa-Europe 1 (AAE-1), che collega il Sud-est asiatico allEuropa attraverso lEgitto, con punti di approdo negli Emirati Arabi Uniti, in Oman, Qatar e Arabia Saudita; la rete FALCON, che collega India e Sri Lanka ai Paesi del Golfo, Sudan ed Egitto; e il Gulf Bridge International Cable System, che collega tutti i Paesi del Golfo, incluso lIran. Ulteriori reti sono in costruzione, tra cui un sistema guidato dalla qatariana Ooredoo. Sebbene la lunghezza totale dei cavi sottomarini sia aumentata considerevolmente tra il 2014 e il 2025, i guasti sono rimasti stabili intorno ai 150-200 incidenti allanno, secondo lInternational Cable Protection Committee (ICPC). Il 70-80% dei guasti è causato da attività umane accidentali, principalmente pesca e ancore di navi, secondo lICPC e gli esperti.

 La guerra con lIran ha causato disagi senza precedenti allapprovvigionamento energetico globale e alle infrastrutture regionali, compresi i danni ai data center di Amazon Web Services in Bahrein e negli Emirati Arabi Uniti. I cavi sottomarini sono stati finora risparmiati. Tuttavia, esiste un rischio elevatosi danneggiamento diretto e indiretto.

 

La riparazione dei cavi danneggiati nelle zone di conflitto rappresenta una sfida a parte rispetto alla loro messa in sicurezza. Sebbene la riparazione fisica in sé non sia eccessivamente complicata, le decisioni degli armatori delle navi di riparazione e delle compagnie assicurative possono essere influenzate anche dal rischio di danni dovuti ai combattimenti o alla presenza di mine, affermano gli esperti.

 

I permessi per accedere alle acque territoriali aggiungono un ulteriore livello di difficoltà, una volta terminato il conflitto. Sebbene un potenziale danno ai cavi sottomarini non causerebbe una perdita completa di connettività, grazie ai collegamenti terrestri, gli esperti concordano sul fatto che i sistemi satellitari non siano una soluzione praticabile, in quanto non possono gestire lo stesso volume di traffico, sono più costosi e sono più adatti a oggetti in movimento, come aerei e navi.

 

I cavi di comunicazione sottomarini sono prevalentemente di proprietà di grandi aziende e consorzi privati: tre aziende, SubCom (Stati Uniti), NEC (Giappone) e ASN (Francia), detenevano nel 2021 l87% del mercato globale dei cavi sottomarini; a queste vanno aggiunte Google, Meta, Amazon e Microsoft.

 

Si tratta di investimenti e strutture ad alta redditività. Ma le preoccupazioni relative alla redditività vanno a scapito della sicurezza. La preminenza del settore privato nel mercato dei cavi sottomarini consente alle aziende di dettare le proprie norme in materia non sono sempre favorevoli agli stati nazionali. Occasionalmente, gli interessi del settore privato possono infatti allinearsi con quelli degli Stati, anche se solo per coincidenza. 

 

In risposta a ciò, le nazioni hanno a lungo discusso di espandere la capacità dei cavi e di creare ridondanza. Tuttavia, questi sforzi rimangono ostacolati dal continuo predominio delle aziende private nella proprietà e nella riparazione dei cavi. Sebbene vengano proposte anche ambiziose misure di deterrenza e sanzioni, una soluzione ancora più decisa risiede nella riforma degli assetti proprietari: cioè lo Stato che interviene con sue navi riparatrici, ad esempio.

 

Ciò consentirebbe agli Stati di applicare il diritto marittimo in modo più rigoroso, anziché affidarsi a norme plasmate da interessi commerciali; e gli stessi stati sfrutterebbero il potenziale geopolitico dei cavi sottomarini, che dovrebbero diventare priorità geopolitica statuale, slegata da mere considerazioni finanziarie ed economiche. 

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