
- Prima Notizia 24
- Roma - Martedì 5 Maggio 2026
Stretto di Hormuz: Maersk annuncia il passaggio della Alliance Fairfax sotto scorta Usa, ma Teheran smentisce
L'Iran bolla la notizia come "non confermata" e accusa le forze americane di aver ucciso cinque civili in un attacco a imbarcazioni passeggeri.
La tensione nello Stretto di Hormuz raggiunge livelli critici con l'avvio dell'operazione americana denominata Project Freedom, finalizzata a ripristinare la libertà di navigazione attraverso la creazione di un corridoio sicuro.
In questo contesto, il colosso danese Maersk ha dichiarato ufficialmente che la nave Alliance Fairfax, battente bandiera americana e rimasta bloccata nel Golfo sin dall'inizio delle ostilità a febbraio, ha finalmente completato il transito.
Secondo il comunicato della compagnia, alla nave è stata “offerta l'opportunità” di muoversi e ha dunque “lasciato il Golfo Persico scortata da mezzi militari Usa” nella giornata del 4 maggio, precisando che “il transito si è concluso senza incidenti e tutti i membri dell'equipaggio sono sani e salvi”.
Di parere opposto è l'agenzia semi-ufficiale iraniana Tasnim, che bolla il passaggio come una “informazione non confermata”, rilevando che l'ultima trasmissione di posizione della nave risalirebbe a 65 giorni fa e che non vi sono conferme dai siti di monitoraggio marittimo.
Parallelamente al confronto navale, si consuma uno scontro diplomatico e umanitario. Teheran ha accusato le forze statunitensi di aver aperto il fuoco contro due piccole imbarcazioni civili dirette dall'Oman verso la costa iraniana, provocando la morte di cinque persone.
Una fonte militare citata da Tasnim ha smentito la versione americana secondo cui sarebbero stati colpiti sei motoscafi ostili, affermando che “le forze aggressori americane hanno attaccato e aperto il fuoco contro due piccole imbarcazioni che trasportavano persone” e aggiungendo che “le imbarcazioni non appartenevano alle Guardie Rivoluzionarie”, concludendo che “gli Stati Uniti devono essere ritenuti responsabili del loro crimine”.
Sul fronte politico, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, oggi a Pechino per incontrare l'omologo cinese, ha criticato aspramente l'iniziativa di Washington sostenendo che “gli eventi a Hormuz chiariscono che non esiste una soluzione militare a una crisi politica” e definendo l'operazione statunitense come “Project Freedom è un progetto morto” e senza sbocchi.
L'incertezza regna anche sulla reale tenuta diplomatica del conflitto. Interpellato durante il programma "The Hugh Hewitt Show" sulla validità del cessate il fuoco, il presidente Donald Trump ha scelto la via dell'ambiguità dichiarando: “Beh, non posso dirvelo”, motivando il riserbo con il fatto che “se rispondessi a questa domanda, direste che quest'uomo non è abbastanza intelligente per essere presidente”.
Nel frattempo, un rapporto dell'intelligence statunitense rilanciato da Reuters indica che, nonostante due mesi di guerra e gli attacchi israeliani a infrastrutture chiave, “la capacità nucleare iraniana è rimasta invariata rispetto all'estate 2025”, suggerendo che i tempi per la costruzione di un ordigno resterebbero stabili a circa un anno.
La comunità internazionale osserva con preoccupazione: il presidente francese Emmanuel Macron ha definito “inaccettabili gli attacchi dell'Iran contro le infrastrutture civili degli Emirati”, ribadendo che una pace duratura passerà solo per la riapertura dello Stretto e garanzie contro le minacce balistiche e nucleari di Teheran.
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