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  • Roma - Martedì 5 Maggio 2026

Luigi Tivelli rilancia l’Academy Giovanni Spadolini: memoria storica, merito e buona amministrazione al centro del dibattito

Dal progetto nato quattro anni fa al centenario di Guglielmo Negri, fino al lancio dell’Accademia del Talento alla Camera dei Deputati, Luigi Tivelli indica una rotta precisa: recuperare memoria storica, valorizzare il merito e correggere le distorsioni che hanno indebolito la dirigenza pubblica italiana.

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di Ettore Midas

Non solo un’iniziativa culturale, ma un progetto politico-istituzionale nel senso più alto del termine. Nell’idea di Luigi Tivelli, politologo e promotore dell’Academy Giovanni Spadolini, il rilancio della memoria storica serve infatti a riaprire una riflessione pubblica su talento, merito e qualità delle classi dirigenti. Il percorso intreccia due figure centrali, Giovanni Spadolini e Guglielmo Negri, considerate da Tivelli modelli diversi ma complementari, capaci ancora oggi di parlare al presente italiano.

Il lancio dell’Accademia del Talento, collegato al centenario di Guglielmo Negri e ospitato alla Camera dei Deputati, è stato per Tivelli un momento importante soprattutto per il livello degli interventi e per il messaggio emerso sul valore del merito, meglio ancora se legato alla concorrenza. In questa intervista, Tivelli ricostruisce la genesi del progetto, il profilo di Negri, la critica allo spoil system e la necessità di rimettere al centro una selezione più seria della dirigenza pubblica.

Come nasce l’Academy Giovanni Spadolini?

"Il progetto è nato circa quattro anni fa e che, all’inizio, era incerto se intitolarlo a Guglielmo Negri o a Giovanni Spadolini, perché l’obiettivo era rilanciare insieme il senso della memoria storica e quello del talento. Nella sua lettura, Spadolini rappresenta un autentico bene culturale della memoria italiana, mentre il 2026 coincide con il centenario di Guglielmo Negri, figura che l’iniziativa intende riportare pienamente all’attenzione pubblica".

Perché Guglielmo Negri resta una figura così importante nel vostro percorso?

"Ho lavorato con Negri fin dal 1982 nelle sue diverse iniziative culturali e istituzionali, segnalando un legame umano e intellettuale molto profondo. Negri, uno studioso formatosi anche ad Harvard, già collaboratore di Adriano Olivetti, promotore del diritto comparato americano in Italia e fondatore del Centro Studi Americani. Negri resta anche un punto di riferimento per avere contribuito alla progettazione del corso-concorso per la selezione dei dirigenti pubblici, modello costruito guardando a esperienze come ENA, INSEAD e London School of Economics".

Qual è il messaggio più forte lanciato con l’Accademia del Talento?


"L’Accademia si fonda sul valore del merito, considerato tanto più efficace quando incontra anche la concorrenza. Inoltre il peso degli interventi ascoltati nell’evento di lancio, a partire dai presidenti d’onore Lamberto Dini ed Eugenio Gaudio, fino ai contributi di Fabrizio Castaldi, Gabriella Palmieri Sandulli, Gianfranco Fini e Gianni Letta. Proprio la qualità di queste presenze ha dato consistenza pubblica a un progetto che vuole parlare non solo di memoria, ma anche di futuro delle istituzioni".

Cosa non ha funzionato nella pubblica amministrazione italiana?

"Uno snodo preciso nell’introduzione, nel 1997, del sistema delle spoglie, che a mio avviso ha finito per pesare negativamente sulla qualità della dirigenza pubblica. Ho criticato a lungo questa impostazione anche in articoli e libri scritti con Andrea Monorchio, ritenendola una delle cause di un progressivo indebolimento dell’amministrazione. A questa valutazione collego anche l’idea che il valore del merito debba tornare pienamente nella macchina pubblica, principio che considera già intrinseco alla Costituzione italiana".

Oggi vede segnali di correzione?

"Il tema del merito è tornato con maggiore forza nel discorso pubblico e ricorda che esso è stato evocato anche nel discorso di insediamento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni alle Camere. Una parte della sinistra ha storicamente guardato con diffidenza a questo concetto, mentre oggi il ministro Paolo Zangrillo starebbe provando gradualmente a ridurre gli effetti lasciati dal sistema delle spoglie e a reintrodurre il fattore del merito nella pubblica amministrazione".

Come legge le polemiche nate a margine dell’evento?


"Un possibile equivoco e minimizza quanto accaduto, spiegando di non avere alcuna intenzione di replicare a Luciano Violante, che rimane comunque un buon presidente della Camera. A mio avviso, il punto vero non sta nelle polemiche, ma nel contenuto dell’iniziativa e nel valore degli interventi che hanno accompagnato il lancio dell’Accademia del Talento".

In questa prospettiva, il progetto richiamato da Luigi Tivelli si presenta come un contributo concreto all’affermazione dell’Italia come vera società della conoscenza, capace di valorizzare competenze, qualità e selezione del merito.

Per Tivelli, la sfida è anche culturale e civile: superare una visione del settore pubblico ancora troppo spesso condizionata da logiche di eredità e appartenenza, per restituire centralità al talento e alla responsabilità.


È in questo passaggio, sottolinea il politologo, che l’Academy Giovanni Spadolini e l’Accademia del Talento intendono offrire il proprio apporto al discorso pubblico italiano, nella convinzione che il Paese abbia bisogno di riforme vere, profonde e finalmente orientate alla qualità delle sue classi dirigenti.

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