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- Roma - Martedì 5 Maggio 2026
Flotilla: prorogata di sei giorni la detenzione dei due attivisti fermati da Israele
Il Tribunale di Ashkelon accoglie la richiesta della polizia per Thiago Ávila e Saif Abu Keshek, leader della missione umanitaria catturati al largo di Creta. I legali denunciano gravi violenze fisiche subite dai militanti durante il sequestro in mare della nave Eros 1.
Resta alta la tensione dopo il sequestro della Global Sumud Flotilla da parte della marina israeliana. Il Tribunale di Ashkelon ha accolto la richiesta della polizia di prorogare per altri sei giorni la detenzione dei due principali leader della missione umanitaria: il brasiliano Thiago Ávila e lo spagnolo-svedese Saif Abu Keshek.
I due attivisti, catturati la scorsa settimana in acque internazionali al largo di Creta, sono attualmente gli unici membri della spedizione ancora in custodia nello Stato ebraico.
Le autorità di Tel Aviv hanno formulato accuse pesanti, che spaziano dall'appartenenza a un'organizzazione terroristica ai contatti con agenti stranieri, fino al sospetto di aver aiutato il nemico in tempo di guerra.
Dalle carceri israeliane giungono però gravi testimonianze su presunti abusi subiti dai detenuti. Gli avvocati di Adalah, dopo aver incontrato Ávila e Keshek, hanno riferito di detenzioni prolungate in posizioni forzate e percosse durante il trasferimento in mare.
In particolare, l'attivista brasiliano ha denunciato di essere stato “trascinato a faccia in giù” e “picchiato così violentemente da perdere conoscenza due volte”.
Tali episodi hanno spinto i legali dell'iniziativa a presentare un esposto alla Procura di Roma, chiedendo di indagare per sequestro di persona aggravato dall’uso delle armi, sottolineando come l’attacco sia avvenuto ai danni della nave Eros 1, che batteva bandiera italiana.
La battaglia legale si sposta ora anche sul piano internazionale con un atto di accusa diretto verso il governo italiano. È stato infatti depositato un ricorso urgente contro l’Italia presso la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Secondo i legali della Flotilla, Roma avrebbe la “responsabilità” di non aver adottato “tutte le misure necessarie per prevenire violazioni prevedibili dei diritti fondamentali” degli attivisti, nonostante esistesse un “rischio concreto e imminente per la vita e l’integrità fisica” dei cittadini a bordo di un'unità sottoposta alla giurisdizione italiana.
Nell'esposto alla Procura si contesta inoltre il rifiuto d’atti d’ufficio nei confronti delle autorità nazionali che avrebbero dovuto tutelare l'incolumità dei passeggeri “senza ritardo”.
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