Cinque persone, tra le quali anche una ragazza di 15 anni, sono morte e almeno altre 60 sono rimaste ferite a Jenin, in Cisgiordania, nel corso di uno scontro tra cittadini palestinesi ed esercito di Israele.
Stando a quanto fa sapere l'agenzia Wafa, tra i feriti c'è anche un cameraman palestinese, raggiunto al ventre da un proiettile mentre stava riprendendo gli scontri dal tetto di un'abitazione.
Sette militari israeliani sono stati feriti in uno scontro a fuoco nell'ambito di un'operazione per arrestare alcune persone sospette, tra le quali c'è anche il figlio di Jamal Abu al-Hija, esponente di Hamas, al momento rinchiuso in un carcere di Israele.
L'agenzia Wafa ha fatto sapere che due delle persone uccise erano membri della Jihad islamica. Tre morti sono stati identificati: si tratta di Khaled Azzam Darwish (21 anni), Ahmed Yusef Saqr (15) e Qassam Faisal Abu Sariya (29).
Per l'acuirsi della tensione, è stato disposto il divieto di ingresso per circa 100 fedeli ebrei alla Tomba di Giuseppe, luogo di preghiera nelle vicinanze di Nablus.
Il portavoce del Presidente palastinese Abu Mazen, Nabil Abu Rudeina, ripreso dalla Wafa, ha fatto appello alla comunità internazionale, specialmente al Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, affinché si adoperi "a mettere fine alla follia israeliana". "I continui massacri perpetrati dagli occupanti sono tentativi di Israele di far esplodere la regione e di trascinare tutti in una spirale di violenze", ha aggiunto.
In un tweet, il segretario generale del comitato esecutivo dell'Olp, Hussein al-Sheikh, ha denunciato che "nei confronti del popolo palestinese è stata lanciata dalle forze degli occupanti una guerra aperta, che è politica, di sicurezza d economica", in merito al provvedimento intrapreso ieri dal governo guidato dal premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha deciso di rendere più facili i procedimenti per ampliare gli insediamenti dei coloni in Cisgiordania.
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24