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- Milano - Lunedì 12 Ottobre 2026
Commercialisti, Guadalupi lancia l'allarme sugli abusi del titolo: "Spetta solo agli iscritti all'albo"
Il presidente della Fondazione dei Commercialisti di Milano interviene dopo la vicenda Moretti e chiede rigore agli organi di informazione: "Tutelare la reputazione di chi lavora nel rispetto delle regole e del codice deontologico".
L'uso improprio della qualifica di commercialista torna al centro del dibattito sulla tutela e sulla credibilità delle professioni regolamentate. A sollevare con decisione la questione è Marcello Guadalupi, presidente della Fondazione dei Commercialisti di Milano, intervenuto a seguito degli sviluppi giudiziari relativi a Daniele Moretti, posto agli arresti domiciliari con l'accusa di truffa.
Rilanciando la nota ufficiale del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, Guadalupi ha chiarito come il soggetto coinvolto nell'inchiesta non risulti iscritto all'Albo e non sia in alcun modo riconducibile alla categoria professionale.
“Dobbiamo fare chiarezza una volta per tutte”, ha affermato Guadalupi, sottolineando come l'esercizio della professione sia indissolubilmente legato all'iscrizione formale e al rispetto delle norme etiche. “Quando parliamo della professione di commercialista, dobbiamo riferirci esclusivamente a chi è regolarmente iscritto all’Albo, opera nel rispetto delle norme che disciplinano l’attività professionale e osserva il codice deontologico. Non possiamo consentire che persone estranee alla nostra categoria si presentino come professionisti, approfittando anche della scarsa conoscenza che talvolta gli utenti hanno delle differenze tra chi è abilitato e chi non lo è”.
Il rappresentante dei professionisti milanesi ha rimarcato che l'iscrizione non rappresenta un mero adempimento burocratico, bensì una garanzia di competenza, aggiornamento e responsabilità deontologica a tutela dei cittadini e del mercato. “È nostro dovere difendere il lavoro e la reputazione di migliaia di professionisti che ogni giorno svolgono la propria attività con serietà, competenza e senso di responsabilità. Non è giusto che un’intera categoria subisca un danno d’immagine per vicende che riguardano persone che, come precisato dal Consiglio nazionale, non appartengono alla professione”, ha proseguito Guadalupi, rivolgendo un appello formale agli organi di stampa affinché verifichino preventivamente l'effettiva appartenenza all'Ordine prima di attribuire il titolo nelle cronache giudiziarie.
In conclusione, il presidente della Fondazione ha ribadito l'esigenza di evitare generalizzazioni che rischiano di incrinare il rapporto di fiducia tra istituzioni professionali e collettività. “Chi commette eventuali illeciti deve risponderne nelle sedi competenti, sulla base degli accertamenti e delle responsabilità individuali. Non si può permettere che condotte attribuite a singoli soggetti diventino un giudizio indiscriminato su un’intera categoria. Difendere la professione significa pretendere che i fatti siano raccontati con rigore, senza ambiguità e senza ingiuste sovrapposizioni”, ha chiosato Guadalupi.
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