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  • Roma - Lunedì 12 Ottobre 2026

Dpfp, Bankitalia in Parlamento: "L'economia italiana tiene oltre le attese, ma il debito resta una vulnerabilità"

Il capo del Dipartimento Economia e Statistica Brandolini in audizione alla Camera e al Senato: "Privilegiare gli investimenti alla spesa corrente e mantenere la prudenza di bilancio per ridurre il rapporto debito/Pil".

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L'economia italiana continua a mostrare una resistenza superiore alle previsioni iniziali, pur dovendo fare i conti con le incognite dello scenario geopolitico e le tensioni sui mercati finanziari.

Il quadro è stato delineato da Andrea Brandolini, capo del Dipartimento Economia e Statistica della Banca d'Italia, nel corso dell'audizione tenutasi davanti alle Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato per l'esame del Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) 2026. 

L'analisi dell'istituto centrale ha evidenziato l'andamento del prodotto interno lordo nella prima metà dell'anno e le prospettive d'evoluzione per il prossimo futuro: “In un contesto internazionale segnato da grande instabilità, l’economia italiana, come quella europea, ha mostrato una tenuta superiore alle attese. Il Pil è aumentato nella prima parte del 2026 e dovrebbe continuare a espandersi nella seconda parte dell’anno e nei prossimi anni, sebbene a ritmi contenuti dagli effetti del rincaro dell’energia e dall’aumento dei costi di finanziamento”.

Un percorso di crescita che resta comunque esposto a fattori di condizionamento esterni: “L’evoluzione della crisi in Medio Oriente, le estese tensioni geopolitiche e l’andamento dei mercati finanziari, anche in relazione agli sviluppi connessi con l’intelligenza artificiale, rappresentano rilevanti fonti di rischio per l’economia mondiale e, di riflesso, per quella italiana”.

Per consolidare lo sviluppo del Paese, la Banca d'Italia ha richiamato la necessità di calibrare con attenzione gli interventi sul bilancio pubblico, favorendo gli investimenti ad alto impatto: “È fondamentale consolidare la capacità di crescita del Paese, rafforzando i segnali positivi riscontrati negli ultimi anni e che sono alla base dell’andamento superiore alle attese nel 2026. Sotto questo profilo, è importante mantenere l’attenzione alla composizione della spesa pubblica. Sia le nuove spese per la difesa e l’energia sia le risorse destinate tradizionalmente al sostegno dell’economia potranno favorire maggiormente la dinamica della produttività quanto più si privilegerà la componente di investimento rispetto a quella di natura corrente e si selezioneranno progetti con rendimenti alti ma che, per i loro costi o per il profilo di rischio, non si prestano a essere intrapresi da soggetti privati”.

Brandolini ha inoltre ribadito l'importanza del rigore per tutelare i conti pubblici dalle turbolenze sui tassi di interesse: “Il significativo aumento dei rendimenti sui mercati internazionali del debito sovrano rende particolarmente importante preservare gli equilibri delle finanze pubbliche. Un elevato debito pubblico costituisce un fattore di vulnerabilità in caso di mutamenti nella tolleranza al rischio dei mercati. In questo quadro di grande incertezza, la politica di bilancio italiana può fare leva sulla prudenza degli ultimi anni e sul quadro di regole di bilancio europee. Entrambi i fattori contribuiscono ad ancorare le aspettative di medio periodo degli investitori. L’individuazione di fonti di copertura nel bilancio per contenere l’aumento del disavanzo consentirebbe di ridurre più rapidamente il rapporto tra il debito e il Pil”.

Sul fronte delle stime di deficit, Via Nazionale ritiene credibili gli obiettivi fissati dal governo per l'anno in corso, raccomandando tuttavia un monitoraggio costante degli andamenti di cassa: “Le attese di disavanzo per il 2026 appaiono nel complesso coerenti con i dati disponibili, nonostante l’incertezza che contraddistingue queste valutazioni. Resta necessario porre attenzione agli andamenti nell’ultima parte dell’anno, in modo da contrastare con tempestività eventuali scostamenti, dato il margine ridotto nelle stime del DPFP rispetto alla soglia del 3%. Rispetto a quanto prospettato nel Documento di finanza pubblica (DFP) dello scorso aprile, il disavanzo rimarrebbe sostanzialmente invariato: le più alte entrate complessive (circa 0,2 punti percentuali del Pil) sarebbero compensate da maggiori spese per interessi e primarie (per circa 0,1 punti del Pil ciascuna)”.

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