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L'analisi dell'Ufficio Studi presentata a Villa Miani disegna uno scenario critico per le famiglie e le imprese. Con il petrolio a 100 dollari, l'inflazione potrebbe schizzare al 6%, bruciando quasi mille euro di potere d'acquisto per nucleo familiare.
L'analisi dell'Ufficio Studi presentata a Villa Miani disegna uno scenario critico per le famiglie e le imprese. Con il petrolio a 100 dollari, l'inflazione potrebbe schizzare al 6%, bruciando quasi mille euro di potere d'acquisto per nucleo familiare.
L'economia italiana si trova di fronte a un bivio pericoloso, stretta tra una ripresa che appariva solida prima delle recenti tensioni internazionali e lo spettro di una nuova paralisi.
Secondo il report "La scommessa della crescita per superare la crisi" presentato da Confcommercio, le prospettive per il biennio a venire sono drasticamente ridimensionate: “Nello scenario peggiorativo, le stime di crescita sono di appena +0,3% per il 2026 e +0,4% per il 2027”.
Il presidente Carlo Sangalli ha lanciato un monito accorato, evidenziando come l'instabilità globale colpisca il cuore pulsante del sistema Paese: “Le tensioni internazionali alimentano incertezza, frenano la domanda e colpiscono soprattutto le imprese più legate al territorio e ai consumi delle famiglie. E quando si fermano i consumi, si ferma il cuore stesso della nostra economia”.
Il quadro delineato dall'Ufficio Studi, diretto da Mariano Bella, ipotizza che la crisi energetica possa spingere il greggio a quote altissime, con ripercussioni violente sui prezzi al consumo. “Con lo scenario peggiorativo – e con il prezzo del petrolio a 100 dollari fino a febbraio 2027, l’inflazione a dicembre 2026 arriverebbe al 6%”, ha spiegato Bella, avvertendo che questo “vuol dire minori consumi e minore Pil: si andrebbe a cavallo della recessione”.
Tale dinamica comporterebbe una perdita reale stimata “fino a 963 euro per famiglia”, aggravando un declino strutturale che vede l'Italia soffrire di una cronica carenza di investimenti dovuta alla "fiscocrazia", ovvero quell'eccesso di tasse e burocrazia che “penalizza l’innovazione e limita la propensione al rischio imprenditoriale”.
Per evitare “un nuovo decennio di stagnazione” con “effetti permanenti” sulla coesione sociale, Confcommercio indica direzioni precise: riforme del fisco, potenziamento delle competenze e contrasto al declino demografico tramite il lavoro femminile. Lo studio rileva inoltre come il terziario, pur essendo il motore dell'occupazione, sia oggi “indebolito da distorsioni interne come il dumping contrattuale”.
Questo fenomeno non solo danneggia i lavoratori con “perdite fino a 8mila euro annui”, ma altera “la qualità del contesto competitivo”, sottraendo risorse fondamentali alla formazione e alla produttività generale del sistema Italia.
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