
- Prima Notizia 24
- Roma - Martedì 12 Maggio 2026
Corte UE, scacco a Meta: legittimo l'equo compenso per gli editori di giornali
I giudici europei confermano la validità della normativa italiana: le Big Tech devono pagare per l'utilizzo dei contenuti giornalistici online.
La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha stabilito un punto fermo nella disputa tra colossi tecnologici ed editori, dichiarando che gli Stati membri possono riconoscere a questi ultimi il diritto a un'equa remunerazione da parte delle piattaforme online che utilizzano i loro contenuti.
La sentenza nasce dal ricorso di Meta contro l'Agcom, l'Autorità italiana per le garanzie nelle comunicazioni, che aveva definito i criteri per il compenso e un regime di negoziazione obbligatorio.
Secondo i giudici europei, tale impianto è compatibile con il diritto UE, a patto che la remunerazione rappresenti il corrispettivo per l'uso autorizzato e che gli editori siano liberi di negare tale utilizzo o concederlo gratuitamente.
La Corte ha giudicato legittimi anche gli obblighi di condurre trattative in buona fede e di fornire i dati necessari al calcolo del compenso, strumenti che mirano a instaurare un equilibrio tra la libertà d'impresa delle piattaforme e la tutela della proprietà intellettuale e del pluralismo dei media.
Grande soddisfazione è stata espressa dalla Fieg; il presidente Andrea Riffeser Monti ha sottolineato come la decisione confermi che “i contenuti editoriali hanno un valore economico e democratico che non può essere ignorato né utilizzato senza un'equa remunerazione”. L'auspicio degli editori è che questa pronuncia possa ora sbloccare le trattative pendenti con i giganti del web.
Dal canto suo, Meta ha dato una lettura differente della sentenza tramite un portavoce, accogliendo positivamente il fatto che la Corte abbia confermato come la norma “costituisce un diritto esclusivo e che non prevede alcun pagamento da parte dei provider quando questi non utilizzano pubblicazioni giornalistiche”. Il colosso tech ha annunciato che continuerà a collaborare in modo costruttivo quando il contenzioso tornerà nelle aule dei tribunali italiani.
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