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- Campobasso - Martedì 12 Maggio 2026
Giallo di Campobasso, svolta vicina: sospetti su due parenti per il veleno alla ricina
Incongruenze e omissioni nelle testimonianze spingono gli investigatori verso la cerchia ristretta della famiglia. Si ipotizza la produzione artigianale del tossico.
Il duplice omicidio di Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi, le due donne di Pietracatella stroncate da un letale avvelenamento da ricina, sembra essere arrivato a un punto di svolta.
Gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso hanno ristretto il campo delle indagini su quattro persone appartenenti alla medesima cerchia familiare, con un focus particolare su due donne legate da una stretta parentela alle vittime.
A tradire i sospettati sarebbero state diverse contraddizioni emerse durante i lunghi interrogatori, oltre a gravi omissioni riguardo agli ultimi due giorni di vita trascorsi dalla famiglia prima del dramma.
Negli uffici di via Tiberio filtra una cauta fiducia: secondo ambienti investigativi, infatti, “il cerchio si sta stringendo”. L'attenzione degli inquirenti resta alta anche sulla provenienza del veleno.
L'ipotesi principale è che la ricina sia stata prodotta artigianalmente, sfruttando conoscenze comuni in ambito agricolo, dove viene talvolta utilizzata per allontanare animali infestanti dagli orti.
Mentre proseguono le audizioni di amici e parenti — inclusi il padre e il fratello di Antonella Di Ielsi — la Procura di Larino mantiene aperti due fronti: da un lato l'accusa di duplice omicidio volontario a carico di ignoti, dall'altro l'inchiesta per omicidio colposo che vede coinvolti cinque medici dell'ospedale Cardarelli, che ebbero in cura le donne quando ancora si sospettava una semplice intossicazione alimentare.
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