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  • Campobasso - Martedì 9 Giugno 2026

Covid, il Tribunale condanna l'Asrem: risarcimento agli eredi di una paziente di 91 anni

Il Tribunale di Campobasso condanna l'Asrem a risarcire 200 mila euro per la morte di una donna di 91 anni, evidenziando violazioni dei protocolli sanitari. Avvocato Iacovino:  "violati tutti i protocolli di tutela del paziente".

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Una sentenza destinata a far discutere e che potrebbe rappresentare uno dei primi precedenti nazionali nel contenzioso civile legato ai decessi da Covid-19. Il Tribunale di Campobasso ha infatti condannato l'Azienda sanitaria regionale del Molise (Asrem) a risarcire con circa 200 mila euro i tre figli di una donna di 91 anni deceduta nel gennaio del 2021 dopo aver contratto il coronavirus durante il ricovero all'ospedale "Cardarelli" del capoluogo molisano.

A rendere noti i contenuti della decisione è stato l'avvocato Vincenzo Iacovino, legale della famiglia della paziente, nel corso di una conferenza stampa. Secondo quanto emerso nel giudizio civile, sarebbero state riscontrate violazioni dei protocolli sanitari e ritardi nell'attivazione delle cure che, secondo il giudice, avrebbero inciso in maniera determinante sull'esito fatale.

La donna era stata ricoverata il 26 dicembre 2020 per una flebite e al momento dell'ingresso risultava negativa al Covid. Trascorse però quattro giorni nel Pronto soccorso dell'ospedale "Cardarelli" prima di essere trasferita nel reparto di Chirurgia. Il 2 gennaio venne accertata la positività al virus e le sue condizioni cliniche peggiorarono progressivamente fino al decesso, avvenuto l'11 gennaio.

"Ci troviamo di fronte alla violazione di ogni protocollo finalizzato alla tutela del paziente durante il ricovero Covid", ha dichiarato l'avvocato Iacovino. "Il giudice evidenzia gravissime omissioni e afferma che, se le cure fossero state praticate tempestivamente, questa paziente non sarebbe deceduta. A nostro avviso si tratta di una condotta omissiva che ha determinato la morte".

Il legale ha inoltre sostenuto che la donna sarebbe rimasta per giorni senza essere adeguatamente visitata e assistita. "Le cure pertinenti – ha spiegato – sono state avviate soltanto dopo l'esecuzione di un esame radiologico al torace, ma ormai era troppo tardi. Se l'intervento terapeutico fosse arrivato qualche giorno prima, probabilmente questa persona si sarebbe salvata".

La vicenda, insieme ad altri casi analoghi, era stata già esaminata in sede penale, dove le ipotesi di reato erano state archiviate. Proprio per questo Iacovino ha auspicato una nuova valutazione da parte dell'autorità giudiziaria.

"La definisco una pandemia colposa, generata da condotte omissive", ha affermato il legale, invitando la Procura della Repubblica a riesaminare il caso alla luce delle conclusioni raggiunte dal giudice civile.

La decisione del Tribunale di Campobasso potrebbe ora aprire la strada ad altri procedimenti analoghi, contribuendo a delineare un quadro giurisprudenziale ancora in evoluzione sulle responsabilità sanitarie durante la fase più drammatica dell'emergenza pandemica.

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