Ultim’ora

Primo Piano

  • Prima Notizia 24
  • Roma - Lunedì 17 Agosto 2026

Crisi Ceuta: Sánchez riunisce i ministri, è scontro aperto con il governo locale

Il premier presiede il vertice su sicurezza e assistenza. Il presidente dell'exclave Vivas minaccia le vie legali: "Ultimatum di 30 giorni al governo".

Condividi questo articolo

Si inasprisce la tensione istituzionale tra il governo centrale di Madrid e l'amministrazione autonoma di Ceuta a tre settimane dall'ondata d'ingressi irregolari che tra il 30 e il 31 luglio ha visto migliaia di migranti varcare il confine dell'exclave spagnola in territorio marocchino.

Il premier Pedro Sánchez ha presieduto oggi una seconda riunione di coordinamento in videoconferenza alla quale hanno preso parte sette ministri, tra cui Carlos Cuerpo (Economia), José Manuel Albares (Esteri), Margarita Robles (Difesa), Fernando Grande-Marlaska (Interno), Elma Saiz (Inclusione e Migrazioni), Ángel Víctor Torres (Politica Territoriale) e Sira Rego (Gioventù e Infanzia).

Secondo quanto reso noto dalla Moncloa, il vertice è servito a verificare lo stato degli interventi e a definire le "iniziative necessarie per rafforzare ulteriormente la sicurezza e il benessere della popolazione locale", potenziando le attività di identificazione e assistenza nei confronti delle persone ancora presenti nell'exclave — che il governo stima in circa 5.000 unità (con oltre 1.900 minori non accompagnati censiti), mentre l'amministrazione locale ne calcola tra 8.000 e 12.000.

Mentre l'esecutivo traccia il punto delle operazioni, da Ceuta il presidente-sindaco Juan Jesús Vivas (Partito Popolare) ha lanciato un duro attacco verso Madrid, concedendo un ultimatum di un mese prima di adire le vie legali. "Nei primi giorni di agosto il governo ha cercato di mascherare la realtà affermando di aver recuperato la normalità", ha accusato Vivas in conferenza stampa, denunciando "una passività quasi assoluta nell'adozione di misure per arrivare alla normalità". Il governatore locale ha inoltre sollevato il sospetto di ragioni d'opportunità diplomatica con il Paese confinante: "Non disturbare il vicino per mantenere quelle che vengono considerate pseudo-buone relazioni", ipotizzando strategie tese a "colpire successivamente Ceuta fino alla caduta definitiva di Ceuta. Spero che non sia questa la ragione. Lo dico di cuore".

Vivas ha preannunciato l'intenzione di investire della questione la presidente del Tribunale Supremo e il presidente della Corte Costituzionale: "Il potere giudiziario è la pietra angolare dello Stato di diritto. Ceuta vive in uno stato di eccezione. I ceutini non si arrenderanno". Alle rimostranze dell'amministrazione locale ha replicato la ministra della Sanità Mónica García a seguito di un sopralluogo nell'exclave, criticando la gestione del presidente Vivas a fronte delle criticità sanitarie registrate per chi dorme in alloggi di fortuna o lungo la spiaggia di El Trampolín: "Mi fa male che non ci siano spazi predisposti e che il governo di Ceuta non sia sufficientemente agile nella gestione dell'emergenza umanitaria", ha affermato la ministra ai microfoni di Tve.

"Il governo è presente dal primo minuto, non c'è stato abbandono e c'è stato un tentativo di risolvere una situazione molto complessa", ha assicurato García, sottolineando che "ci stiamo giocando la prevenzione della salute pubblica e della trasmissione di malattie". Nel corso della giornata è previsto un vertice diretto a Ceuta tra Vivas e la ministra dell'Inclusione Elma Saiz.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24

iscriviti alla newsletter PN24

Ricevi aggiornamenti, notizie, direttamente sulla tua casella email iscrivendoti alla newsletter settimanale Prima Notizia 24.

Iscriviti