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  • Roma - Martedì 19 Maggio 2026

Crisi energetica e spese militari, Conte attacca: "Governo a pezzi, la maggioranza sconfessa Meloni e poi ritira il testo"

Il presidente del Movimento 5 Stelle commenta il caos in Senato sulla mozione per le conseguenze economiche della crisi energetica. L'affondo contro la premier: "Tolta ogni credibilità e forza a una presidente del Consiglio che le ha sbagliate tutte".

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Scontro politico totale a Palazzo Madama sulla gestione economica della crisi energetica globale e sulla rimodulazione dei bilanci dello Stato.

Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha lanciato una durissima offensiva contro l'esecutivo e le forze di centrodestra attraverso i propri canali social, definendo paradossale il caos burocratico e parlamentare registratosi durante le votazioni nell'aula del Senato.

Al centro della polemica c'è il testo sulle conseguenze dei rincari energetici, inizialmente depositato con pesanti critiche ai vincoli di spesa della difesa e successivamente modificato in fretta e furia per evitare una spaccatura insanabile nella coalizione. L'ex premier ha fotografato la situazione con toni perentori: “Quel che sta succedendo oggi ha del clamoroso: il Governo è a pezzi, ha perso la bussola e anche la pur minima credibilità. Dopo la batosta del referendum e a pochi mesi dalle elezioni, la stessa maggioranza boccia le firme più pesanti messe dalla sua presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. E riconosce, nei fatti, i pesanti errori commessi. I capigruppo di maggioranza hanno infatti presentato in Senato una mozione per rivedere il folle impegno del 5 per cento del Pil sulle spese militari firmato da Meloni. Poi però sono stati richiamati all’ordine: la figuraccia era troppo grossa per Meloni e il Governo, sconfessati dai loro stessi parlamentari sul folle riarmo”.

Secondo la ricostruzione del leader pentastellato, il successivo dietrofront dei partiti di governo per espungere dal testo le contestazioni sugli "obiettivi irrealistici" della difesa non cancella la debolezza politica della premier: “E quindi hanno cambiato la mozione e si sono rimangiati tutto. Restano i cocci e una maggioranza a pezzi che sotto la facciata è spaccata e non condivide le scelte fatte da Meloni a livello internazionale che bloccano i soldi degli italiani su folli impegni di spesa in armi anziché sulle emergenze di famiglie e imprese. D’altronde la stessa Meloni ha sconfessato anche le sus firme sul disastroso patto di stabilità e sui vincoli europei”.

Conte ha quindi rivendicato la coerenza della linea portata avanti dal Movimento, annunciando un fronte comune con le altre minoranze per contrastare i piani di riarmo e dirottare i fondi pubblici verso il welfare e i comparti produttivi in sofferenza a causa del caro carburanti: “Noi andiamo dritti per la nostra strada con le idee chiare: questo riarmo noi lo abbiamo contestato con i cittadini nelle piazze e andando direttamente a Strasburgo e a L’Aja mentre Meloni e soci ci insultavano. E a una maggioranza a pezzi rispondiamo con una mozione unitaria delle opposizioni che abbiamo fortemente voluto e che chiede di rivedere gli impegni in armi per investire sull’emergenza economica e sociale di cittadini e imprese. Non bisogna avere grande esperienza per capire che questi fatti tolgono ogni credibilità e forza a una presidente del Consiglio che le ha sbagliate tutte e ora cerca rimedi goffi e di facciata a legislatura finita”.

L'affondo finale di Conte non lascia spazio a mediazioni, certificando la totale distanza rispetto all'azione del governo: “Hanno fatto danni enormi e non hanno mezza strategia: si facciano da parte”.

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